Piccoli semi di gentilezza

Piccoli semi di gentilezza
Alla posta, qualche giorno fa, un ragazzo e una vecchietta litigavano per prendere il numero.
Lui sosteneva che lei lo aveva spinto per superarlo per prendere il numero prima.
Io ero già allo sportello e la signora mi guarda con la rassegnazione dolce di chi vede ogni giorno cose così e ha smesso di dispiacersi, indignarsi, domandarsi come sia possibile.
Dentro di me pensavo: “Se mettiamo i numeri per evitare che si discuta su chi c’era prima e finisce così vuol dire che siamo messi proprio maluccio…questa signora che pazientemente subisce scene così senza perdere la sua gentilezza e la sua professionalità oggi si merita qualcosa che dia una bottarella alla bilancia del bello e del brutto affinché il piatto più pieno non sia quest’ultimo”.
Allora e chiedo ” In quante siete stamattina a lavorare in questo ufficio?”
Lei mi guarda e sorride stupita:” Adesso?” Annuisco.
“In questo momento siamo cinque”
La saluto e esco. Attraverso, raggiungo il bar, prendo il mio contributo giornaliero alla bellezza e torno alla posta.
E porgo due cioccolatini ad ognuna di quelle sante donne (no, non esagero: le ho messe più volte alla prova con pasticci inenarrabili sulle questioni più improbabili. Sono sante).
Beh, ecco. Le ho salutate e me ne sono andata in fretta perché i loro sorrisi erano così grandi e spontanei, e le reazioni dei presenti così “piene” che mi scoppiava il cuore dalla gioia.
Sono solo piccoli semi, ma vi assicuro che l’atmosfera di quell’ufficio postale ha veramente cambiato “colore”.
E io ho continuato a sorridere non so per quanto.

Sogno di bambina

Sogno di bambina

Quando ero ragazzina, le mie cicce mi facevano sentire goffa e ingombrante. No, non ero fissata. Ero davvero rotonda e morbida. In quella fase in cui da bambina prendi la rincorsa per diventare donna, io mi ero dotata di un’armatura soffice per attutire il colpo. Ma come pesava… lo ricordo perfettamente. E’ durato poco, credo. Ma ricordo nitidamente il giorno in cui crogiolandomi nei miei turbamenti adolescenziali ho avuto una lucida visione, che allora ho catalogato come un desiderio. Anzi come IL desiderio.
Un uomo e una donna. Lui grande e forte. Lei piccola e agile. Si incontravano abbracciandosi, lei saliva danzando tra le braccia di lui che la stringeva come si stringe il più prezioso dei doni, lei si raggomitolava in quella presa sicura e iniziava a brillare. Read more

Telecamere e automobili

Telecamere e automobili

I fatti di cronaca di questi giorni non aiutano a passare vacanze felici. Qualunque madre che ne abbia sentito parlare inghiotte bocconi amari e ricaccia indietro le lacrime guardando i propri figli che vivi e felici giocano sulla spiaggia.

Fa male fin dentro l’anima anche solo il pensiero.

Non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa avremmo fatto noi se fossero state le maestre a cui affidiamo i nostri figli a malmenarli e insultarli.

Né a capacitarci di come quella volta che stavamo per dimenticarci di uno dei nostri figli, quel minuscolo particolare ci abbia risparmiato la tragedia peggiore che riusciamo ad immaginare. Read more

Prendiamoci le nostre responsabilità

Prendiamoci le nostre responsabilità

Nel 2007 il Veneto sospende l’obbligatorietà delle vaccinazioni pediatriche.

Una settimana fa, in Emilia Romagna, l’assessore regionale alla sanità ha proposto che venga interdetto l’accesso al nido ai bambini non vaccinati.

Ciò che più mi colpisce è che questa notizia stia strisciando silenziosamente, senza grandi proclami e soprattutto senza alcuna protesta.

Trovo assurdo che non si sia commentato questo fatto su tutti i social come accade con mille altre questioni meno dense di significato.

Perché al di là della validità o meno delle argomentazioni di chi è pro e di chi è contro i vaccini, la vera questione è: ma ci sta bene che sia qualcun altro a scegliere per noi cosa è meglio per i nostri figli?

Siamo disposti a delegare ad una  legge (o a chiunque altro) decisioni che sono sostanziali e determinanti per le vite che abbiamo messo al mondo? Read more

Tess Asplund

Tess Asplund

Il titolo di questo post è per te.

Per te che non potevi sopportare tanta assurda idiozia e ristrettezza mentale e sei scesa a dirglielo in faccia semplicemente guardandoli.

Grazie.

Perché di persone coraggiose non ce ne sono mai abbastanza.

E di donne che sappiano far risplendere la loro parte autentica e selvaggia neanche.

Abbiamo dimenticato la fierezza dell’essere su questa terra, abbiamo perso la grandezza del nostro passaggio, abbiamo dimenticato quanto sia prezioso e fondamentale il segno che ognuno di noi lascia attraversando il breve lasso di tempo della propria vita.

E’ un soffio e già siamo oltre la metà. Ma ci sono tracce che attraversano le vite di generazioni.

Tess di sicuro arriverà ben oltre la data della sua morte.

E ognuno di noi può farlo.

Ogni volta che onoriamo noi stessi e la nostra vita, celebriamo l’universo intero.

Credo che sia solo questo quello che possiamo fare perché il nostro esserci sia una celebrazione di questo dono meraviglioso che è la vita.

Ogni volta che non lo facciamo, perdiamo un’occasione di rendere noi stessi (e il mondo) migliori.

Me lo ripeto come un mantra, ora che ho deciso di attraversare il mio dolore.

La mia fede nel miracolo della vita mi spinge sull’orlo del precipizio nel quale mi tufferò.

Non sarà un salto nel vuoto, sarà un tuffo nelle mie stesse braccia, sorretta dal pilastro più solido che si possa avere come appiglio: l’amore.

Attraversare tenebrosi timori, per liberare un dolore antico che è il momento di curare.

Mi sembra di vederlo, come un animale in gabbia che stremato scalpita, in cerca della libertà.

Sfinito dalla prigionia, arrabbiato per il lungo isolamento, cerca solo uno spiraglio di luce in cui dissolversi.

Sarai presto libero. E con te lo sarò anch’io.

“La paura bussò alla porta.

Il coraggio andò ad aprire.

Dietro alla porta non c’era nessuno”

Amen.

 

 

Non è chiara l’aria che tira…

Non è chiara l’aria che tira…

Voglio unirmi alle riflessioni di Andrea Rubera sull’imbarazzante puntata della trasmissione “L’aria che tira” di lunedì scorso.
Perché anche se io e la mia famiglia abbiamo fatto un’apparizione (fortunatamente) molto breve al suo interno, anche quella manciata secondi è stata assolutamente decontestualizzata e snaturata.
Mi era stato chiesto di parlare di maternità, di portare una testimonianza su tutta una serie di pratiche educative rispettose della fisiologia dei bambini.  Read more