Senza pannolino: un linguaggio da ri-scoprire

Ero una ragazzina la prima volta che mi dissero di mettere una bambina di sei mesi sul vasino al momento del cambio perché “L’ho abituata così e lei fa la pipì”.
Se quella povera mamma avesse letto i miei pensieri in quel momento, sarebbe fuggita via, insieme a sua figlia. Perché nella mia testa di educatrice novella e studentessa di psicologia, “i bambini non controllano gli sfinteri fino a 18 mesi”. Neanche a dirlo che la piccola Emma, una volta sul vasino, la pipì la faceva eccome! Le mie certezze sugli sfinteri cominciavano a vacillare. Solo molti anni dopo, da mamma di bambini senza pannolini, questa teoria sugli sfinteri si è definitivamente sgretolata davanti alla realtà. Ho poi scoperto che tale teoria traeva le sue origini da un articolo di  T. Berry Brazelton apparso nel 1962 sulla rivista ” Pediatrics”.

 

387Non sto qui a raccontarvi tutto quello che diceva, se siete interessati lo trovate da pagina 15 a pagina 18 del libro “La vita senza pannolino”, vi dico solo che Brazelton era uno dei numerosi medici specialisti dell’istituto Pampers , che la rivista in questione era sponsorizzata dalla Procter & Gable e che pochi mesi prima era stato lanciato sul mercato il primo pannolino usa e getta. In ogni caso la pratica con i miei tre figli ha smentito tutto quello che avevo studiato al riguardo e ho deciso che volevo diffondere tutto questo in qualche modo. Quindi ho iniziato il progetto “Al nido senza pannolino“. E’ molto difficile per un italiano considerare possibile l’eventualità di non utilizzare  pannolini con un neonato. E’ un’abitudine talmente radicata nelle nostre tradizioni che sembra impossibile. Eppure siamo uno dei pochi Paesi al mondo ad utilizzare gli usa e getta. In India, in Africa, in gran arte dell’America Latina, la normalità è l’ascolto del bambino. Anche per ciò che riguarda la pipì e la cacca. Io ricordo molto bene che le prime due settimane con Alma senza pannolino furono difficilissime per me. Era come guardare quelle immagini tridimensionali che a prima vista sono solo colori ammucchiati ma da cui a un certo punto prende forma qualcosa. Quando smetti di guardare i puntini e lasci la mente libera il disegno sottostante lo vedi in modo chiaro e netto. E ti si apre un mondo. Io per dieci giorni ho visto solo puntini. Stavo per gettare la spugna e ho intravisto qualcosa che prendeva forma. All’inizio ci vuole pazienza e tenacia, perché la nostra mente fa fatica ad abbandonare le proprie certezze. Soprattutto se sono sostenute da pregiudizi e abitudini culturali. Quando abbiamo detto alle educatrici del nostro progetto, anche loro erano scettiche. Qualcuna era addirittura scocciata, perché lo vedeva come un “capriccio” di due genitori davvero troppo fuori dagli schemi. Ma tutte poi si sono ricredute. Avere dei bambini senza pannolino al nido affina la sensibilità, allena l’ascolto, rende il lavoro delle educatrici ancora più profondo. Perché il senza pannolino è un modo di stare coi bambini che va al di là del fatto che non si usano i pannolini. E’ pazienza, ascolto, amore incondizionato. I bambini senza pannolino sono ancora pochi, ma stanno aumentando. Tutti noi che ci occupiamo dei piccoli e delle loro famiglie dovremmo essere dei divulgatori di questo sapere. Aiutare le famiglie che si sono cimentate nella riscoperta di questa semplice verità. Tutti i bambini del nostro nido vengono invitati ad andare sul vasino, anche quelli che il pannolino lo usano da sempre. Questa semplice accortezza mette i bimbi senza pannolino a loro agio e aiuta gli altri a famigliarizzare con un processo che è comunque, sempre, in divenire. E tutto questo è possibile solo grazie ad un dialogo continuo con le famiglie.  Anche chi non sa che è possibile viene informato e in qualche modo ne parla e ci aiuta a diffondere. A volte succede che col secondo figlio, poi, ci provano. E con stupore ci riescono. Io ho persino provato ad inviare a tutti i nidi privati del nostro quartiere un progetto di in-formazione per gli operatori e le famiglie. Non ha risposto neanche una delle 100 scuole a cui ho scritto. Ma non demordo. Prima o poi, in qualche modo, si diffonderà. Voi parlatene in giro e se vi dicono che non è possibile, che non è conciliabile col lavoro, che “poi a scuola come si fa?” raccontategli di mammaGiò e dell’asilo “L’Emilo”. Magari iniziano a crederci almeno un pò…

La Vita Senza Pannolini

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