Sogno di bambina

Quando ero ragazzina, le mie cicce mi facevano sentire goffa e ingombrante. No, non ero fissata. Ero davvero rotonda e morbida. In quella fase in cui da bambina prendi la rincorsa per diventare donna, io mi ero dotata di un’armatura soffice per attutire il colpo. Ma come pesava… lo ricordo perfettamente. E’ durato poco, credo. Ma ricordo nitidamente il giorno in cui crogiolandomi nei miei turbamenti adolescenziali ho avuto una lucida visione, che allora ho catalogato come un desiderio. Anzi come IL desiderio.
Un uomo e una donna. Lui grande e forte. Lei piccola e agile. Si incontravano abbracciandosi, lei saliva danzando tra le braccia di lui che la stringeva come si stringe il più prezioso dei doni, lei si raggomitolava in quella presa sicura e iniziava a brillare.

Come sarebbe bello…ma io non sarò mai così longilinea…non sarà mai possibile trovare un uomo che mi sollevi con tanta facilità e mi faccia brillare…

Poi la vita ha preso a correre vorticosamente. Studiavo, lavoravo, attraversavo una città che mi sembrava un delirio totale. Io che ero abituata a ore di autobus e metro per arrivare dai castelli romani alla città, ora mi perdevo sul raccordo, facevo inversioni improbabili su strade che mi erano sconosciute e seguivo il mio istinto sbattendo la testa contro storie improbabili che mi riducevano uno straccio. E ogni volta mi chiedevo: “Ma perché??”

Ora so che seguivo quel sogno. Ogni volta che mi sembrava di intravederlo in una storia mi accanivo per catturarlo. E mi facevo male. Non guardavo quello che avevo davanti. Sognavo ad occhi aperti. e a poco a poco perdevo la mia armatura soffice, iniziando a sentire quanto può essere spigoloso il mondo, quanto ci possiamo fare male sbattendo gli uni contro gli altri, se non facciamo attenzione.

Quanto l’ho strapazzato questo cuore mio. Quanto ho corso, quanto ho avuto paura che sarebbe rimasto per sempre un miraggio…

Si colorava di dettagli e di particolari. Ma restava lì, sospeso in quel limbo a un passo dalla realtà.

Come sarebbe bello, pensavo.

Ogni sera ritrovarsi nello stesso letto e abbracciarsi, qualunque cosa accada.

Quel sogno, è stato un motore per me.

Ho sempre cercato ciò che quelle due figure mi avevano fatto sentire in quel momento di grande sconforto. Quella sensazione di sicurezza che solo l’unione può dare, quella luce calda che cancella i confini rendendo due cose una sola, l’amore incondizionato che prescinde e supera ogni cosa.

Sono grata alla bambina che ero e che ha tenuto quella visione stretta stretta. Sono grata alla mia tenacia a volte insensata. Alla mia determinazione. Perché quando ho incontrato realmente quella figura grande che emanava forza e dolcezza non mi sono lasciata spaventare dal recinto di spine che gli era cresciuto intorno.

Ricordo chiaramente che ho pensato: ” Ma quanto ti ho cercato…e tu eri qui? Circondato di bambini?”

Che sollievo, che emozione, che vertigine….come il cavaliere che affronta il drago io ho iniziato ad attraversare la foresta di rovi che ci separava e tu ha iniziato a venirmi incontro. Ci siamo punti, graffiati, feriti…e alla fine abbracciati. Proprio come nel mio sogno di bambina.

E come nel mio sogno, ogni sera, qualunque cosa accada, mi perdo tra le tue braccia e per qualche istante torniamo ad essere un tutt’uno, in pace con l’Universo.

E il mio cuore scoppia di gioia e di gratitudine.

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