Piccoli semi di gentilezza

Alla posta, qualche giorno fa, un ragazzo e una vecchietta litigavano per prendere il numero.
Lui sosteneva che lei lo aveva spinto per superarlo per prendere il numero prima.
Io ero già allo sportello e la signora mi guarda con la rassegnazione dolce di chi vede ogni giorno cose così e ha smesso di dispiacersi, indignarsi, domandarsi come sia possibile.
Dentro di me pensavo: “Se mettiamo i numeri per evitare che si discuta su chi c’era prima e finisce così vuol dire che siamo messi proprio maluccio…questa signora che pazientemente subisce scene così senza perdere la sua gentilezza e la sua professionalità oggi si merita qualcosa che dia una bottarella alla bilancia del bello e del brutto affinché il piatto più pieno non sia quest’ultimo”.
Allora e chiedo ” In quante siete stamattina a lavorare in questo ufficio?”
Lei mi guarda e sorride stupita:” Adesso?” Annuisco.
“In questo momento siamo cinque”
La saluto e esco. Attraverso, raggiungo il bar, prendo il mio contributo giornaliero alla bellezza e torno alla posta.
E porgo due cioccolatini ad ognuna di quelle sante donne (no, non esagero: le ho messe più volte alla prova con pasticci inenarrabili sulle questioni più improbabili. Sono sante).
Beh, ecco. Le ho salutate e me ne sono andata in fretta perché i loro sorrisi erano così grandi e spontanei, e le reazioni dei presenti così “piene” che mi scoppiava il cuore dalla gioia.
Sono solo piccoli semi, ma vi assicuro che l’atmosfera di quell’ufficio postale ha veramente cambiato “colore”.
E io ho continuato a sorridere non so per quanto.
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