Mister Mendez ha sempre ragione

Tre giorni e due notti lontana.

Partita da Roma in canottiera, sono arrivata ad Aosta che era Natale. Meno male che per sbaglio avevo preso un pail.

Ero a duemila metri di altezza, in una casetta da fare invidia ad Heidi in persona, senza nemmeno le caprette a farmi “ciao”. Io e pochissimi altri esemplari umani, uno scoiattolo incontrato per strada, la mia settimana enigmistica. Un silenzio che nemmeno nei templi tibetani.

Intorno solo cime imponenti, alberialberialberialberialberi, nuvolenuvolenuvole, vento freddo che precede la slitta di Babbo Natale. A Roma. Lì era considerato un clima tiepido.

Ecco, io mi guardavo intorno e mi sentivo come i miei figli al Luneur. Mi sembrava tutto incredibile, compreso che io fossi in canottiera e loro in piumino d’oca e scarponi imbottiti (ma che io fossi assiderata e loro no, era del tutto credibile, oltre che evidente).

E più il tempo passava più lo stupore aumentava. Ero meravigliata da quello che vedevo e da quello che sentivo. Dalla potenza di quella natura incontaminata, dall’amore esplosivo che si amplifica con la distanza, dal viaggiare da sola esattamente come facevo nella mia vita passata ma al tempo stesso in modo assolutamente  e del tutto diverso.

L’andare senza paura di non essere all’altezza. Qualcosa che non avevo ma sperimentato prima. Questa sensazione di avere tanto da raccontare, tanto da voler condividere. La consapevolezza di vivere in un ricchezza che è fatta di relazioni umane vive e pulsanti. Di poter dire che è vero, PUO’ ACCADERE. Ci vuole sudore, cor-aggio, determinazione. Ma niente che non venga ripagato abbondantemente.

Eppure ancora mi stupisce. Come mi stupisce la paura che si insinua in me in situazioni di eventuali pericoli per la mia incolumità. Non ho paura per me. Penso a mettermi al sicuro per i miei figli e per Paolo. Penso subito a fare in modo di essere al sicuro per mettere al sicuro la mia famiglia. Questa sensazione di essere così parte di un tutto vivo e pulsante che è al tempo stesso parte di me, senza riuscire a capire dove finisco io e dove iniziamo noi.

Uno stordimento che nemmeno le sbronze di quando ero ragazzina. Un ebbrezza che solo l’amore sa regalarmi.

Quello stesso amore che mi fa tremare di dolore e di paura, che mi mastica e mi digerisce sempre diversa eppure fedele a me stessa. Quello lì, quello che mi spinge ogni giorno, a volte anche mio malgrado, a cercare di crescere, a trasformarmi nella versione migliore di me stessa e a ricordarmi che domani sarà ancora una nuova metamorfosi.

Ho capito che cambiare spaventa perché significa un po’ morire, lasciar andare delle piccole cose… abitudini, sensazioni, schemi che ormai non ci fanno più bene.

E allora credo che per amare davvero, per amarci davvero, dobbiamo scegliere di sacrificare alcune parti di noi sull’altare della nostra rinascita.

A volte viene facile, a volte fa tanta paura.

“Ma non avé paura e damme la mano, la notte è scura ma io e te ci ripariamo…”

Ah, se vi state chiedendo chi diavolo sia  Mister Mendez, significa che non avete letto il mio libro e allora quasi quasi non ve lo dico… scherzo, dai, non fate i puzzoni! Lo trovate qui. Ma prima preparate un paio de fazzoletti 🙂

 

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4 thoughts on “Mister Mendez ha sempre ragione

    • 26 settembre 2017 at 21:59
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      Eh si è, che proprio, guarda…Infatti. Ci siamo capiti no? 🙂

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  • 19 settembre 2017 at 13:24
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    Grazie Giordana, potesse parlare il mio cuore, ti abbraccerebbe e sconvolgerebbe di parole meravigliose per ringraziarti degli input d’amore che dai. A lui piacciono tanto e in effetti a me pure. Ci rimbombano dentro, attraverso, e stralciano quei veli opacizzanti che spesso creiamo credendo siano una soluzione a…a… ma che ne so a che.
    Siete un innesto d’amore nell’umanità.
    Grazie <3

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    • 26 settembre 2017 at 21:58
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      Grazie a te mia cara Giorgia…che splendi e mi scaldi col tuo affetto…ti abbraccio forte forte.

      Reply

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