Asilo nel bosco: campi d’esperienza – il sé e l’altro

Dal nostro modello educativo:

“I bambini formulano tanti perché sulle questioni concrete, sugli eventi della vita quotidiana, sulle trasformazioni personali e sociali, sull’ambiente e sull’uso delle risorse, sui valori culturali, sul futuro vicino e lontano, spesso a partire dalla dimensione quotidiana della vita scolastica. Al contempo pongono domande di senso sul mondo e sull’esistenza umana. I molti perché rappresentano la loro spinta a capire il significato della vita che li circonda e il valore morale delle loro azioni. Nella scuola hanno molte occasioni per prendere coscienza della propria identità, per scoprire le diversità culturali, religiose, etniche, per apprendere le prime regole del vivere sociale, per riflettere sul senso e le conseguenze delle loro azioni.

Negli anni della scuola dell’infanzia il bambino osserva la natura e i viventi, nel loro nascere, evolversi ed estinguersi. Osserva l’ambiente che lo circonda e coglie le diverse relazioni tra le persone; ascolta le narrazioni degli adulti, le espressioni delle loro opinioni e della loro spiritualità e fede; è testimone degli eventi e ne vede la rappresentazione attraverso i media; partecipa alle tradizioni della famiglia e della comunità di appartenenza, ma si apre al confronto con altre culture e costumi; si accorge di essere uguale e diverso nella varietà delle situazioni, di poter essere accolto o escluso, di poter accogliere o escludere.
Raccoglie discorsi circa gli orientamenti morali, il cosa è giusto e cosa è sbagliato, il valore attribuito alle pratiche religiose. Si chiede dov’era prima di nascere e se e dove finirà la sua esistenza. Pone domande sull’esistenza di Dio, la vita e la morte, la gioia e il dolore.Le domande dei bambini richiedono un atteggiamento di ascolto costruttivo da parte degli adulti, di rasserenamento, comprensione ed esplicitazione delle diverse posizioni.


A questa età, dunque, si definisce e si articola progressivamente l’identità di ciascun bambino e di ciascuna bambina come consapevolezza del proprio corpo, della propria personalità, del proprio stare con gli altri e esplorare il mondo. Sono gli anni della scoperta degli adulti come fonte di protezione e contenimento, degli altri bambini come compagni di giochi e come limite alla propria volontà. Sono gli anni in cui si avvia la reciprocità nel parlare e nell’ascoltare; in cui si impara discutendo.Il bambino cerca di dare un nome agli stati d’animo, sperimenta il piacere, il divertimento, la frustrazione, la scoperta; si imbatte nelle difficoltà della condivisione e nei primi conflitti, supera progressivamente l’egocentrismo e può cogliere altri punti di vista.
Questo campo rappresenta l’ambito elettivo in cui i temi dei diritti e dei doveri, del funzionamento della vita sociale, della cittadinanza e delle istituzioni trovano una prima «palestra» per essere guardati e affrontati concretamente.
La scuola si pone come spazio di incontro e di dialogo, di approfondimento culturale e di reciproca formazione tra genitori e insegnanti per affrontare insieme questi temi e proporre ai bambini un modello di ascolto e di rispetto, che li aiuti a trovare risposte alle loro domande di senso in coerenza con le scelte della propria famiglia, nel comune intento di rafforzare i presupposti della convivenza democratica.


Traguardi per lo sviluppo della competenza
Il bambino gioca in modo costruttivo e creativo con gli altri, sa argomentare, confrontarsi, sostenere le proprie ragioni con adulti e bambini.
Sviluppa il senso dell’identità personale, percepisce le proprie esigenze e i propri sentimenti, sa esprimerli in modo sempre più adeguato.
Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia, della comunità e le mette a confronto con altre.
Riflette, si confronta, discute con gli adulti e con gli altri bambini e comincia a riconoscere la reciprocità di attenzione tra chi parla e chi ascolta.
Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e doveri, delle regole del vivere insieme.
Si orienta nelle prime generalizzazioni di passato, presente, futuro e si muove con crescente sicurezza e autonomia negli spazi che gli sono familiari, modulando progressivamente voce e movimento anche in rapporto con gli altri e con le regole condivise.
Riconosce i più importanti segni della sua cultura e del territorio, le istituzioni, i servizi pubblici, il funzionamento delle piccole comunità e della città.”

Paolo Mai

Asilo nel bosco: campi d’esperienza – il corpo e il movimento

I bambini prendono coscienza del proprio corpo, utilizzandolo fin dalla nascita come strumento di conoscenza di sé nel mondo. Muoversi è il primo fattore di apprendimento: cercare, scoprire, giocare, saltare, correre a scuola è fonte di benessere e di equilibrio psico-fisico.
L’azione del corpo fa vivere emozioni e sensazioni piacevoli, di rilassamento e di tensione,ma anche la soddisfazione del controllo dei gesti, nel coordinamento con gli altri; consente di sperimentare potenzialità e limiti della propria fisicità, sviluppando nel contempo la consapevolezza dei rischi di movimenti incontrollati.
I bambini giocano con il loro corpo, comunicano, si esprimono con la mimica, si travestono, si mettono alla prova, anche in questi modi percepiscono la completezza del proprio sé, consolidando autonomia e sicurezza emotiva.
Il corpo ha potenzialità espressive e comunicative che si realizzano in un linguaggio caratterizzato da una propria struttura e da regole che il bambino impara a conoscere attraverso specifici percorsi di apprendimento: le esperienze motorie consentono di integrare i diversi linguaggi, di alternare la parola e i gesti, di produrre e fruire musica, di accompagnare narrazioni, di favorire la costruzione dell’immagine di sé e l’elaborazione dello schema corporeo.

Le attività informali, di routine e di vita quotidiana, la vita e i giochi all’aperto sono altrettanto importanti dell’uso di piccoli attrezzi e strumenti, del movimento libero o guidato in spazi dedicati, dei giochi psicomotori e possono essere occasione per l’educazione alla salute attraverso una sensibilizzazione alla corretta alimentazione e all’ igiene personale.
La scuola dell’infanzia mira a sviluppare gradualmente nel bambino la capacità di leggere e interpretare i messaggi provenienti dal corpo proprio e altrui, rispettandolo e avendone cura. La scuola dell’infanzia mira altresì a sviluppare la capacità di esprimersi e di comunicare attraverso il corpo per giungere ad affinarne le capacità percettive e di conoscenza
degli oggetti, la capacità di orientarsi nello spazio, di muoversi e di comunicare secondo immaginazione e creatività.

Traguardi per lo sviluppo della competenza
Il bambino vive pienamente la propria corporeità, ne percepisce il potenziale comunicativo ed espressivo, matura condotte che gli consentono una buona autonomia nella gestione della giornata a scuola.
Riconosce i segnali e i ritmi del proprio corpo, le differenze sessuali e di sviluppo e adotta pratiche corrette di cura di sé, di igiene e di sana alimentazione.
Prova piacere nel movimento e sperimenta schemi posturali e motori, li applica nei giochi individuali e di gruppo, anche con l’uso di piccoli attrezzi ed è in grado di adattarli alle situazioni ambientali all’interno della scuola e all’aperto.
Controlla l’esecuzione del gesto, valuta il rischio, interagisce con gli altri nei giochi di movimento, nella musica, nella danza, nella comunicazione espressiva.
Riconosce il proprio corpo, le sue diverse parti e rappresenta il corpo fermo e in movimento.

Asilo nel bosco: obiettivi pedagogici e campi d’esperienza.

Il punto di partenza di qualsiasi progetto educativo sono gli obiettivi che ci poniamo e gli strumenti adoperati per raggiungerli. Il ministero nelle indicazioni nazionali elaborate nel maggio 2012 enuncia alcune finalità raggruppate in 5 campi d’esperienza e ampiamente condivisibili su cui lavoreremo ma che vanno integrate alla luce dell’idea di educazione che abbiamo maturato durante la nostra esperienza di educatori e ricercatori e del contesto socio-economico in cui lavoriamo.

Campi d’esperienza, come i bambini “conoscono” il mondo.

Gli insegnanti accolgono, valorizzano ed estendono le curiosità, le esplorazioni, le proposte dei bambini e creano occasioni di apprendimento per favorire l’organizzazione di ciò che i bambini vanno scoprendo.
L’esperienza diretta, il gioco, il procedere per tentativi ed errori, permettono al bambino, opportunamente guidato, di approfondire e sistematizzare gli apprendimenti. Ogni campo di esperienza offre un insieme di oggetti, situazioni, immagini e linguaggi, riferiti ai sistemi simbolici della nostra cultura, capaci di evocare, stimolare, accompagnare apprendimenti progressivamente più sicuri.
Nella scuola dell’infanzia i traguardi per lo sviluppo della competenza suggeriscono all’ insegnante orientamenti, attenzioni e responsabilità nel creare piste di lavoro per organizzare attività ed esperienze che stimolino e accompagnino tale sviluppo.

I bambini esplorano continuamente la realtà e imparano a riflettere sulle proprie esperienze descrivendole, rappresentandole, riorganizzandole con diversi criteri.
Pongono così le basi per la successiva elaborazione di concetti scientifici e matematici che verranno proposti nella scuola primaria.

La curiosità e le domande sui fenomeni naturali, su se stessi e sugli organismi viventi e su storie, fiabe e giochi tradizionali con riferimenti matematici, possono cominciare a trovare risposte guardando sempre meglio i fatti del mondo, cercando di capire come e quando succedono, intervenendo per cambiarli e sperimentando gli effetti dei cambiamenti. Si avviano così le prime attività di ricerca che danno talvolta risultati imprevedibili, ma che costruiscono
nel bambino la necessaria fiducia nelle proprie capacità di capire e di trovare spiegazioni.
Esplorando oggetti, materiali e simboli, osservando la vita di piante ed animali, i bambini elaborano idee personali da confrontare con quelle dei compagni e degli insegnanti.
Imparano a fare domande, a dare e a chiedere spiegazioni, a lasciarsi convincere dai punti di vista degli altri, a non scoraggiarsi se le loro idee non risultano appropriate. Possono quindi avviarsi verso un percorso di conoscenza più strutturato, in cui esploreranno le potenzialità
del linguaggio per esprimersi e l’uso di simboli per rappresentare significati.
I bambini elaborano la prima «organizzazione fisica» del mondo esterno attraverso attività concrete che portano la loro attenzione sui diversi aspetti della realtà, sulle caratteristiche della luce e delle ombre, sugli effetti del calore. Osservando il proprio movimento e quello degli oggetti, ne colgono la durata e la velocità, imparano a organizzarli nello spazio e nel tempo e sviluppano una prima idea di contemporaneità.
Toccando, smontando, costruendo e ricostruendo, affinando i propri gesti, i bambini individuano qualità e proprietà degli oggetti e dei materiali, ne immaginano la struttura e sanno assemblarli in varie costruzioni; riconoscono e danno un nome alle proprietà individuate, si accorgono delle loro eventuali trasformazioni. Cercano di capire come sono fatti e come funzionano macchine e meccanismi che fanno parte della loro esperienza, cercando di capire
anche quello che non si vede direttamente: le stesse trasformazioni della materia possono essere intuite in base a elementari modelli di strutture «invisibili».
Il proprio corpo è sempre oggetto di interesse, soprattutto per quanto riguarda i processi nascosti, e la curiosità dei bambini permette di avviare le prime interpretazioni sulla sua struttura e sul suo funzionamento. Gli organismi animali e vegetali, osservati nei loro ambienti o in microambienti artificiali, possono suggerire un «modello di vivente» per capire i processi più elementari e la varietà dei modi di vivere. Si può così portare l’attenzione dei bambini sui cambiamenti insensibili o vistosi che avvengono nel loro corpo, in quello degli animali e delle piante e verso le continue trasformazioni dell’ambiente naturale.

La familiarità con i numeri può nascere a partire da quelli che si usano nella vita di ogni giorno; poi, ragionando sulle quantità e sulla numerosità di oggetti diversi, i bambini costruiscono le prime fondamentali competenze sul contare oggetti o eventi, accompagnandole con i gesti dell’indicare, del togliere e dell’aggiungere. Si avviano così alla conoscenza del numero e della struttura delle prime operazioni, suddividono in parti i materiali e realizzano elementari attività di misura. Gradualmente, avviando i primi processi di astrazione, imparano a rappresentare con simboli semplici i risultati delle loro esperienze.
Muovendosi nello spazio, i bambini scelgono ed eseguono i percorsi più idonei per raggiungere una meta prefissata scoprendo concetti geometrici come quelli di direzione e di angolo. Sanno descrivere le forme di oggetti tridimensionali, riconoscendo le forme geometriche e individuandone le proprietà (ad esempio, riconoscendo nel «quadrato» una proprietà dell’oggetto e non l’oggetto stesso).
Operano e giocano con materiali strutturati, costruzioni, giochi da tavolo di vario tipo.

Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino raggruppa e ordina oggetti e materiali secondo criteri diversi, ne identifica alcune proprietà, confronta e valuta quantità; utilizza simboli per registrarle; esegue misurazioni usando strumenti alla sua portata.
Sa collocare le azioni quotidiane nel tempo della giornata e della settimana.
Riferisce correttamente eventi del passato recente; sa dire cosa potrà succedere in un futuro immediato e prossimo.
Osserva con attenzione il suo corpo, gli organismi viventi e i loro ambienti, i fenomeni naturali, accorgendosi dei loro cambiamenti.
Si interessa a macchine e strumenti tecnologici, sa scoprirne le funzioni e i possibili usi.
Ha familiarità sia con le strategie del contare e dell’operare con i numeri sia con quelle necessarie per eseguire le prime misurazioni di lunghezze, pesi, e altre quantità.

Individua le posizioni di oggetti e persone nello spazio, usando termini come avanti/dietro, sopra/sotto, destra/sinistra, ecc.; segue correttamente un percorso sulla base di indicazioni verbali.

L’asilo nel bosco dove nasce?

“La prima scuola dell’infanzia nel bosco, ideata e creata da Ella Flatau, nacque in Danimarca, a Søllerød, negli anni ’50 (probabilmente nel 1954, le fonti non trovano sempre un accordo sulla data e indicano anni diversi per la fondazione) (Del Rosso, 2010).
Nella sua vita quotidiana, come madre, Ella Flatau passava molto tempo a giocare con i propri quattro figli e quelli dei vicini all’aria aperta, esplorando ed osservando il bosco dietro casa sua e suscitando con tali attività l’interesse e la curiosità di altri genitori.
Da questa prima e ammirevole esperienza nel bosco, evolutasi spontaneamente, la signora Flatau in collaborazione con un gruppo di genitori, creò il primo esemplare di questo modello di scuola, chiamato in danese Skovbørnehave (Miklitz, 2001).


Questa prima iniziativa si rivelò pioniera di un’innovativa corrente pedagogica, ottenendo un cospicuo consenso e un’estensione in diversi paesi europei. Ella Flatau si rese conto di quanto la natura producesse sensazioni di felicità nei bambini e di come, trascorrendo le giornate tra i boschi con i genitori, aumentasse il loro legame sociale, verificando quanta influenza positiva e ricca di valore avesse la natura, soprattutto il bosco, sulla crescita e lo sviluppo dei bambini. Il concetto della scuola dell’infanzia nel bosco si è sviluppato in momenti diversi in vari paesi. In linea generale si può dire che la diffusione di quest’approccio e concetto ha trovato approvazione inizialmente nei paesi scandinavi per poi estendersi dal nord verso il sud dell’Europa. La prima scuola nel bosco svedese fu fondata sull’isola Lidingö nel 1985 da Siw Linde. Siw Linde, formatasi tra l’altro come responsabile di Skogsmulle, si rendeva conto dell’efficienza di queste scuole e iniziò a pensare come integrarle con le scuole dell’infanzia. Con Susanne Drougge fondò il primo I Ur och Skur il quale, nel 1986, contava già 20 bambini. Nel corso degli anni le due fondatrici iniziarono ad organizzare corsi di formazione per consentire a tutte le scuole dell’infanzia un approccio unitario. Nel 2010 si trovavano 223 scuole dell’infanzia e 16 scuole primarie, tutte gestite in modo diversi ma che si attenevano sempre ai principi sostanziali del primo I Ur och Skur.9 All’inizio degli anni ’90 l’idea delle scuole dell’infanzia nel bosco, in tedesco Waldkindergarten, fu esportata anche in Germania.

Nel 1991 le due educatrici Kerstin Jebsen e Petra Jäger, già durante la loro formazione alla ricerca di idee alternative per l’educazione prescolare, vennero a conoscenza della scuola dell’infanzia nel bosco sviluppatosi in Danimarca attraverso un articolo di giornale. Entusiasmate da questa proposta, dopo un periodo di visita e osservazione in una scuola nel bosco danese, in seguito all’ideazione di un progetto e la costituzione di un’associazione, fondarono nel 1993 a Flendsburg la prima scuola dell’infanzia nel bosco in Germania riconosciuta dallo Stato. Dopo questa prima iniziativa, per le intense relazioni pubbliche, l’idea si diffuse velocemente e furono fondate sempre più scuole nel bosco. Il picco di fondazioni di Waldikindergarten in Germania si ebbe dal 1995 al 1997. È difficile però accertare il numero esatto delle scuole dell’infanzia nel bosco presenti. Si stima che nel 2008 ne fossero presenti 700, ossia circa l’1,5% delle istituzioni prescolari in Germania (Alessandrini, 2010).

In Austria e in Svizzera le scuole dell’infanzia nel bosco sono ancora in fase di sviluppo. Oggi esistono ancora pochi esempi, si stima che vi siano 23 scuole in Austria e in Svizzera ca. 8 e oltre a queste diverse proposte di scuole materne. Nel Regno Unito invece la scuola dell’infanzia nel bosco si è sviluppata a metà degli anni ’90, basandosi sempre sull’idea maturata in Danimarca. Nel 1995 studenti dei servizi per l’infanzia del “Bridgwater college” di Somerset andarono in Danimarca per conoscere il programma delle scuole dell’infanzia nel bosco, decisero che l’idea era appropriata anche per la realtà britannica e iniziarono a pensare come applicarla nel loro paese. Il concetto danese perciò veniva adattato alla cultura inglese e veniva fondato il “Bridgwater Early Excellence Centre”. Questo centro rappresenta ancora un nucleo fondamentale per l’educazione e formazione delle scuole nel bosco.
Anche in questo paese il numero è in continuo aumento, già nel 2006 si stimava che esistessero circa 100 scuole in Inghilterra, 20 in Galles e 20 in Scozia. Alcune sono private, ma la maggior parte riceve supporto dalle autorità locali per l’educazione, le quali assumano e formano persone con intento specifico proprio per questo tipo di scuola, ma anche per progetti rivolti verso adolescenti e adulti o verso persone diversamente abili.In Italia il fenomeno della scuola dell’infanzia nel bosco è ancora poco conosciuto. Si può osservare solo negli ultimi anni un iniziale e timido atteggiamento favorevole rispetto a questo tipo di scuola. Finora però le realtà presenti non sono ancora continue per tutto il corso dell’anno scolastico, ma si tratta in generale di progetti che si attuano per un paio di pomeriggi a settimana o di attività da svolgersi durante le vacanze. Anche da questo si può dedurre che si stia cominciando ad avere una certa attenzione per l’educazione nell’ambiente, con l’ambiente e per l’ambiente.
In particolare troviamo l’asilo nel bosco di Pomino (FI) – “l’albero drago” – fondato nel 2010. È una scuola dell’infanzia nel bosco, frequentata da bambini dai 2 ai 5 anni, creata e totalmente autogestita e finanziata da un gruppo di famiglie, che si svolge ogni giorno e per tutto il corso dell’anno scolastico e che è gestita da genitori in qualità di personale educativo.16
Un altro esempio è la scuola nel bosco di Trento, che si è sviluppata nel 2006, che propone per bambini delle scuole dell’infanzia e primaria alcune settimane, durante il periodo estivo, invernale o pasquale, a contatto con la natura e alla scoperta dei boschi.”

Paolo Mai

Asilo nel bosco: le basi del modello educativo

L’asilo nel bosco è un progetto pedagogico rivolto ai bambini dai 2 ai 6 anni che si propone di rispondere ai loro bisogni attraverso una quotidianità scolastica che si svolge quasi per intero all’aria aperta. I bambini in questo approccio “imparano facendo” attraverso diverse esperienze che stimolano la curiosità,l’immaginazione,l’autonomia e la creatività.
A tal fine scompare l’aula intesa come spazio al coperto dove si trascorrono tutte le giornate dell’anno ed essa viene sostituita dall’ambiente naturale che invece si caratterizza per la diversità e ricchezza del contesto che offriamo ai pargoli. Solitamente queste scuole sono dotate anche di uno spazio al coperto dove ci si può riparare in caso di condizioni metereologiche particolarmente avverse, dove si custodiscono gli abiti ed i materiali adoperati e dove si puo’ stare qualora il gruppo lo desideri. La progettazione pedagogica infatti non si struttura esclusivamente su delle proposte dell’adulto che vuole trasmettere competenze ai bambini, ma parte proprio dall’ascolto di questi ultimi e dei loro bisogni che spesso vengono negati dalla scuola dell’infanzia convenzionale. Quest’ultima infatti, considerando i bambini degli adulti in miniatura, si preoccupa di fornire loro quegli strumenti che saranno utili quando saranno adulti trascurando invece il presente dei bambini che mal volentieri trascorrono il proprio tempo seduti su una sedia a riempire un quaderno didattico. Un’altra peculiarità di queste scuole è l’utilizzo di materiali naturali che vengono preferiti agli oggetti preconfezionati di cui è piena la quotidianità dei nostri figli. E così sassi, pigne, foglie
e pezzetti di legno sostituiscono giocattoli e libri con l’intento principale di stimolare le facoltà immaginative dei bimbi che ben presto si accorgono che un trenino è un trenino e basta mentre un pezzetto di legno può diventare un trenino, un taglia-erba o una bacchetta magica rispondendo al loro bisogno fondamentale di agire sulla realtà costruendola e inventandola a proprio piacimento.
E’ stato stimato inoltre che un asilo convenzionale costa quanto 5 asili nel bosco e questo considerevole risparmio permette di utilizzare le risorse per una maggiore presenza di educatori. Infatti se nella scuola classica il rapporto educatore bambino è 1 a 25 nel nostro progetto sarà di 1 a 10. Questo permetterà di costruire una solida e ricca relazione tra maestro e alunni che è la base su cui costruire qualsiasi processo educativo facendo si che l’autorità del docente si trasformi in autorevolezza di una persona amica che è in grado di ascoltare le più intime esigenze del bambino. Quest’ultimo aspetto è di particolare importanza nel contesto italiano e occidentale dove i bambini spesso trascorrono più tempo a scuola che a casa. (…continua…)

Asilo nel bosco

E così capitò che…
Passando dalla reggia al nido, la tribù dei Mai-stanchi incontrò il villaggio incantato. Il villaggio in realtà stava nascendo. Ogni casa che si riempiva era un piccolo mattoncino delle sue mura. E fu così che arrivarono gli zii. Ma non erano zii di sangue, erano estranei arrivati lì per caso. Ma divennero zii di cuore. E lì ritrovarono anche l’uomo barbuto e la donna col cappello, anche loro con cucciolo dal nome poco italico. Tutti insieme formarono la nuova tribù.
Iniziarono a unire fatiche e frutti così nacque l’orto, di cui godettero tutti.
Ognuno portò nel villaggio pezzetti della propria realtà.
Alcuni spazi divennero comuni, con altri si fece a metà.
Le idee si mescolarono, gli attrezzi si unirono e un recinto vuoto in un castello si mutò.

Un grande eucalipto una casa sull’albero ospitò.


Piano piano con una magica pozione l’asilo nel bosco venne fuori dal pentolone.
I nostri maestri han fatto un bel minestrone…
La ricetta segreta non è, ognuno ci mette un po’ di ciò che è.
E la creatura cresce e regala emozioni, nessuno di voi può rimanerne fuori.
Veniteci a trovare, portate il vostro amore, regalateci domande, scambiamoci le ore.
La creatura è ancora in fasce ma in fretta crescerà, non perdetevi il suo esordio perché in un lampo già “grande” sarà.