“Al nido senza pannolino”: piccolo bilancio di fine anno.

Qualche giorno fa a scuola è passata Brì. E’ venuta a trovarci perché le vacanze sono lunghe e le mancavamo un po’! Questa visita ha dato il via ad un piccolo bilancio sul primo anno del nostro ambizioso progetto “Al nido senza pannolino“. I piccoli spannolinati dalla nascita alla fine erano due, Sabrina (per gli amici Brì) e il nostro Pepe Lucho, a tutti noto come Pepito.
Pepe non ha utilizzato pannolini dalla nascita (salvo situazioni d’emergenza) e Sabrina ha utilizzato i lavabili fino ai 5 mesi e mezzo; entrambi hanno smesso di avere “incidenti” diurni prima di tagliare il traguardo dei diciotto mesi. Ma questo non ci ha stupito molto, la cosa per noi sorprendente è stata la reazione degli altri bimbi.
Tutti hanno iniziato a mostrare curiosità nei confronti del vasino già intorno all’anno e due di loro hanno iniziato ad utilizzarlo correttamente poco dopo. Pur avendo il pannolino ogni volta che vedevano i due spannolinati sul trono chiedevano di andare anche loro e una volta posizionate facevano pipì.

Certo i loro pannolini erano comunque bagnati, ma hanno iniziato a prendere confidenza con tutta la faccenda. Una di loro ha smesso di venire a scuola a giugno (mese nel quale compiva 18 mesi) e, anche se a scuola ancora si bagnava spesso, la mamma ci ha detto che invece a casa con lei riusciva a rimanere asciutta (ma ad esempio a casa con la nonna o con il papà ancora si bagnava, probabilmente perché con la mamma aveva stabilito una comunicazione più efficace sotto questo aspetto). L’altra bambina ha 20 mesi e sta attraversando lo stesso passaggio. A quanto pare le buone pratiche sanno essere contagiose, ma purtroppo non lo sono abbastanza…Non ci sono iscritti spannolinati per settembre ma “L’Emilio” rinnova l’invito a tutti i genitori che si vogliano cimentare nella meravigliosa avventura del senza pannolino. E non solo per iscrivere i bimbi al nido, ma anche per in-formazione, confronto, incontri pratici e osservazioni da fare insieme. Vivere senza pannolino è possibile e può contribuire al ben-essere dei bambini, può aiutare i piccoli ad instaurare una comunicazione più profondo con gli adulti che se ne prendono cura e contribuisce a salvaguardare la salute del pianeta. Senza contare il risparmio di denaro, che purtroppo al momento è un fattore pressante per la maggioranza di noi. Io credo che sia ormai tempo di tornare un po’ all’essenziale, di rimettere in moto saperi antichi, di ri-trovare la gioia delle cose semplici. La situazione economica e lo stato di degrado ambientale e sociale che viviamo sono chiari segnali che c’è bisogno di cambiare qualcosa. Di smetterla di consumare senza assaporare, di guardare senza vedere, di sentire senza ascoltare. Credo che sia un momento importante, in cui tutti dovremmo rallentare, ragionare e iniziare a fare tanti piccoli gesti per iniziare a remare contro corrente. Anche smettere di usare i pannolini può avere il suo peso. E sarebbe ora di bandire anche assorbenti e tamponi. Ma di questo, mie care donne, vi parlerò nel prossimo post. Per ora vi dico solo che l’alternativa c’è e si chiama coppetta mestruale. A presto!!!

Senza pannolino: la storia di Brì

Abbiamo conosciuto Sabrina a gennaio dello scorso anno. Mamma Serena era interessata al progetto di nido senza pannolino e voleva capire meglio di cosa si trattasse. Abbiamo iniziato così un percorso insieme che proprio lei ci racconta così:

“Sabrina ha 19 mesi,  e’ senza pannolino da quando ha 11 mesi,e da quando ha 5 mesi  fa la cacca nel wc o vasino ( e solo li !)
Ah dimenticavo!! Sabrina e’ una bimba normale, non e’ una ha bambina prodigio….

Abbiamo iniziato questa fantastica esperienza un po’ per spirito d’avventura, per divertirci insieme, un po’ per la mia fissa di cercare di inquinare il meno possibile, passare su questa terra in punta di piedi cercando di disturbarla il meno possibile. 
Per la mia mania di riciclare e non inquinare (iniziata nella mia infanzia grazie a mio babbo che faceva compost in giardino per il suo orto e che tuttora da un legno rovinato e arenato sulla spiaggia ti intaglia un mobile per il salotto) iniziai a usare con Sabrina i pannolini lavabili: mi sembravano un alternativa più che valida al consumismo sfrenato dell’usa e getta.
Poi un giorno  incappai in Paolo Mai, il “preside” di quello che  e’ diventato l’asilo di Sabrina e gli si illuminarono gli occhi:” certo che accettiamo i lavabili! Io sogno una asilo senza pannolini!!”.
Lo guardai un po’ scettica, non sapevo se avevo di fronte a me un  pazzo o se mi prendeva in giro….poi si allontanò e tornò con un libro in mano ” Senza pannolino”:”Leggilo, …te lo presto! considera che io ho tre figli e sono cresciuti tutti e tre più o meno senza pannolino, la tua bimba ha 5 mesi e’ appena in tempo per iniziare questa splendida avventura. Fino a 6 mesi circa i bimbi segnalano i propri bisogni, poi si arrendono se inascoltati”. La faccenda mi intrigava…..in effetti Brì quando stava per fare la cacca diventava tutta rossa ed poi iniziava a spingere.
Guardai il libro, e mi dissi … provo a darci una letta…..poi glielo riporterò….
Lessi così che nella maggior parte del mondo non occidentale i pannolini non esistono proprio e si guarda con orrore la possibilità di far crescere i bimbi incollati ai propri escrementi….(come facciamo noi occidentali!).
Complice una diarrea spaventosa che e aveva ridotto il culetto di Sabrina  una piaga iniziai a portala in bagno quando stava per fare la cacca..tenendola in braccio accovacciata sul wc…ricordo ancora la faccia che fece:  prima una risatina poi si girò e mi guardò intensamente con uno  sguardo che tradurrei come “grazie mamma ti ci è voluto per capirlo! Ma ora ce l’hai fatta!” e giù cacca e pipì e risate a tutto spiano di Sabrina! Può sembrare ridicolo…ma invece la cosa mi fece venire i brividi, mi sono commossa!!
Iniziai a portarla ogni volta che faceva i segnali della cacca! Ancora non gattonava e tanto meno parlava, a fatica stava seduta sostenuta! La portavo in bagno sul wc in braccio a me a quel tempo!!!
Poi grazie anche alla mia amica Giordana che conobbi in quel periodo (compagna di Paolo!) e che mi spronò in questa avventura, a 11 mesi le tolsi il pannolino durante il giorno. A 12 mesi siamo andate all’asilo, un posto in cui Sabrina ha potuto continuare questo percorso.
Certo ci sono stati periodi di sciopero, cioè momenti in cui Sabrina si rifiutava di farla  nel vasino e la cosa capitò sempre in momenti di “trasformazione” della sua vita evolutiva, quando iniziò a gattonare per esempio, intorno agli 8  mesi ci fu un periodo in cui tutto il lavoro fatto sembrava andato in fumo, poi quando iniziò a spiccicare le prime parole intorno ai 12 mesi e di nuovo intorno ai 16 mesi.
Il nostro motto è sempre stato il solito “non stressiamoci in questa avventura, divertiamoci il più possibile, zero costrizioni” gli scioperi infatti sono sempre rientrati e gli “incidenti” capitano veramente di rado.
Quando guardo il suo culetto rosa,  la sua faccetta soddisfatta quando esclama “CACCCCCAAA!!!” dopo averla fatta nel vasino , e  quando guardo il secchio dell’immondizia vuoto e so che un pezzo di mondo sta sorridendo… beh, mi sento la persona più felice del mondo. Però penso anche che sia assurdo che siano così pochi i bimbi e i genitori che hanno questa opportunità…questa cosa dovremmo poterla fare tutti!!! La nostra avventura è stata resa possibile grazie anche a quello che poi è diventato l’asilo di Sabrina in cui la maestra Giordana, grande sostenitrice della cosa, ha creato un intera sezione di nido interamente dedicata ai senza pannolino.
La cosa assurda è che gli unici due bimbi sono Sabrina e suo figlio……mi piacerebbe che più persone prendessero consapevolezza di questo splendido modo di crescere e comunicare con i propri figli, per loro stessi per i propri figli e per il mondo che ci ospita!!”

Oggi Sabrina ha 20 mesi e da qualche giorno è senza pannolino anche di notte. 
E’ stato bello poter accompagnare lei, mamma Serena e papà Matteo in questa piccola grande sfida. Ci hanno regalato una grande emozione e tante soddisfazioni, lungo tutto il percorso. Per questo non possiamo fare a meno di ringraziarli di cuore. Spero che la loro esperienza sia stata solo la prima di una lunga serie…Se avete voglia di sperimentare anche voi le meraviglie del senza pannolino, Mammapancia sarà felicissima di accogliervi ed accompagnarvi in quest’avventura e, se vorrete, quando sarà ora di andare al nido…“L’Emilio” vi aspetta, anche senza pannolino!!!


Senza Pannolino

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La Vita Senza Pannolini

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Forza interiore

“Mamma, ti posso dire una cosa?”
“Certo, dimmi”
“Lo sai che ti amo? E anche a Pepe, a Wilma e a  papà.
Pure a Emiliano e a quelli che si comportano male a scuola. Non lo so perché, ma li amo lo stesso”.

“Forse perché sei un cuore bello e i cuori belli riescono ad amare anche le persone che a volte non si comportano bene”.
“No mamma è che io c’ho una forza interiore dentro al mio cuore che mi fa amare proprio tutti”.
E mentre lo dice si mette una mano sul cuore. Io la guardo…incredula, emozionata, un po’ stordita.
“Chi ti ha parlato di questa forza interiore?”
“Nessuno mamma, la sento”. Non so che dire, i suoi occhi sono pieni di gioia e d’amore e io devo avere un’espressione indecifrabile. “Che c’è mamma?”
“Hai detto una cosa tanto bella, sono emozionata…”
Mi butta le braccia al collo e ci abbracciamo per una manciata di secondi. Poi mi bacia, sorride felice con  tutto il suo corpo e corre nell’altra stanza dal resto della tribù.

Ho comprato l’antibiotico!!!

In preda ad un raptus di forte esaurimento, brandendo la ricetta del medico della asl, sono andata in farmacia ed ho comprato l’antibiotico. E’ ancora lì intatto.
Ma facciamo un passo indietro: Alma ha avuto la febbre, è guarita, due giorni regolari poi di nuovo febbre. Stavolta mal d’orecchio. Due giorni e tutto passa. Ok è andata. Altri due giorni in cui m’illudo che finalmente siamo tutti guariti e di nuovo febbre e male all’altro orecchio. Ok, niente panico, tra due giorni passerà. In tutto questo il nostro omeopata è all’estero e ci sentiamo via sms. FANTASTICO! Ci ammaliamo una volta all’anno e becchiamo la settimana in cui il dottore non c’è! Ma ce la possiamo fare.
Per evitare panico nel week-end il venerdì la porto dal medico della asl, che dopo un’accuratissima visita della durata di tre minuti d’orologio (ve lo giuro, non è durata di più!!!) in cui le ha guardato orecchie e gola, sentenzia ” L’orecchio è molto infiammato, se stasera ha di nuovo la febbre le dia l’antibiotico, ecco la ricetta.”. Ok la metto lì. Torniamo a casa e penso va bè mi serviva solo la diagnosi, domani starà bene. Sabato si svegli allegra e senza febbre ma dopo pranzo si mette a letto e le sale di nuovo un febbrone da cavallo. Basta vado a comprare l’antibiotico, domani è domenica se poi serve non ce l’abbiamo. Esco da sola e chiamo la mia amica Susanna in cerca di conforto.:”Basta Susi, non la posso più vedere così forse è proprio necessario tu che dici?” Lei, più lucida di me, mi aiuta come sempre a valutare meglio la situazione. Attacco e mi sento meno preoccupata. Torno a casa con lo sciroppo pensando “Ok, aspetto domani, vediamo come va la nottata”. Entro in casa e la trovo in piedi che zompetta con il resto della tribù. Paolo sorridente e sollevato mi dice:” Ha mangiato una banana, la febbre è scesa”. Lei, finalmente sorridente, mi chiede se le cucino qualcosa perché ha fame. Niente febbre tutta la notte… anche stavolta l’abbiamo scampata! Perché quando un figlio sta male, non basta sapere che ci sono dei tempi fisiologici per guarire, non basta essere persone tendenzialmente non inclini al panico, e nemmeno aver letto e riletto di qua e di là tutto quello che c’è da leggere sulla febbre, i malanni di stagione, l’otite o qualunque altra cosa si sia preso, l’unica cosa che desideri è vederlo sorridere e mangiare di gusto. A volte si cede al famoso “l’ha detto il pediatra” non solo per incertezza o per paura, ma per stanchezza. E parlo di una stanchezza  che non riguarda il corpo o la mente, ma il cuore. E’ faticoso andare controcorrente, anche in questi casi è più difficile esserci piuttosto che fare. Stare lì ad aspettare che un malanno faccia il suo corso sembra quasi una mancanza di cura. La prima domanda che mi fanno due persone su tre è “Cosa le stai dando?”, come se dare qualcosa sia la soluzione a tutto. Questa è il modo in cui siamo stati abituati a pensare. Ma non è l’unico modo possibile per affrontare la faccenda. Ci si può informare, si può ascoltare, si può resistere. Resistere alla tentazione di delegare la salute dei nostri figli, resistere alle osservazioni di tutti quelli che “sanno” come si fa (la vicina di casa, l’amica, il signore che incontri dal panettiere,ecc…), resistere alla fretta di toglierci di torno il malanno di turno. Al primo accenno di febbre o malessere si pensa subito ad accelerare la guarigione, non riflettendo su cosa ci sta dicendo, su come accompagnare il nostro bambino verso la guarigione. Ci dimentichiamo spesso che l’alimentazione è fondamentale, che i rimedi della nonna possono essere risolutivi, che a volte basta  un po’ di riposo e tante coccole. Alma ha cinque anni e tre mesi e nella sua vita ha preso un solo antibiotico, per curare una cistite molto forte. Questo per dire che si può fare. Ci vuole motivazione, ascolto, voglia di documentarsi e di fare domande ai medici, (a costo di passare per “genitori pignoli”) e una buona dose di fiducia e resistenza allo stress!! Ah, un pediatra rispettoso non guasta, uno di quelli che guarda i bambini negli occhi mentre li visita, che parla con loro per comunicare con voi, (invece di parlare solo con voi ignorando la  sua piccola paziente), che non ti addita come incosciente se decidi di non vaccinare i tuoi figli. Lo so, sono esemplari rari, ma per fortuna qualcuno ce n’è!!! E poi qualche buon libro non guasta, da leggere e rileggere fino a consumarlo. Sul mio comodino ce n’è uno che mi aiuta sempre perché contiene la descrizione dettagliata del malanni tipici (febbre, mal d’orecchie, tosse,…) con tutte le spiegazioni scientifiche caso per caso, e moltissime ricettine di rimedi della nonna. Per me è stato ed è tutt’ora un alleato prezioso contro la paura e per non perdere la lucidità quando i virus prendono possesso dei miei figli e sembrano non volerli lasciare più… tranquilli, alla fine se ne vanno!!! Ah il libro in questione è questo:

Bambini e (troppe) Medicine

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Buona lettura!!!

Lavori in corso…sempre!

Dal 28 dicembre del 2007, giorno della nascita di Alma, le nostre case (ne abbiamo cambiate tre, una per figlio!)sono un cantiere. Si trasformano in continuazione seguendo le varie tappe evolutive dei nostri cuccioli.
Ora la cucina è “a misura di Pepe”: siccome lui è il traslocatore di casa e la sua passione sono cassetti e sportelli della cucina (i più facili da aprire) abbiamo dovuto riorganizzarne i contenuti. I coltelli dal lato dove non arriva, alla sua portata solo cucchiai, cucchiaini e cucchiarelle. Negli sportelli bassi contenitori e coperchi di plastica, nel cassettone della pasta solo pacchi chiusi (quelli smezzati al sicuro nello sportello in alto) il caffè (che albergava in un cassettone basso) si è ora trasferito sul piano d’appoggio accanto ai fuochi, dopo un paio di travasi dal barattolo al pavimento nei momenti più impensabili… Tutto procede così. Quando siamo arrivati qui era Wilma che apriva i pacchi di pasta e li disseminava in tutta la casa, ora a lei sono vietate le forbici, che vengono ben nascoste e utilizzate solo in presenza di un adulto viste le sue ultime prodezze artistiche di ritaglio, ovvero trasformazione delle tende della sua camera, taglio alternativo ai suoi capelli e nuove acconciature a gran parte delle barbi e dei mini pony. Alma sta diventando finalmente meno “pericolosa” e già uno su tre si inizia a vedere luce!!!

Quello che non cambia è il frullare dei nostri cervelli per seguire tutte le trasformazioni che si susseguono a velocità sostenuta e costante. Un anno fa quando arriva il momento del bagno Pepe finiva nella fascia e da lì si gustava tutta la pratica, ora vuole entrare nella vasca con le sorelle, per fortuna si stanca prima di loro, così posso asciugarlo e vestirlo in tempo per evitare che le altre due inizino a diventare dei baccalà e una volta pronto se c’è papà viene gentilmente catapultato fuori dal bagno, se siamo soli gli concedo di aprire i cassetti del bagno e curiosare tra mollette, elastici, asciugacapelli, carta di riserva,ecc. ecc. (anche qui ogni oggetto potenzialmente pericoloso e riposto in alto,compreso lo spazzolino del water, oggetto molto ambito, anche se non ho mai capito perché!), mentre tiro fuori le due sirenette. Una volta impigiamate tutti fuori ad asciugare i capelli davanti al camino così il traslocatore può giocare mentre noi chiudiamo la pratica.

Nel Mai-comio funziona così, tutto si trasforma e si adatta. A volte viene naturale, a volte i cambiamenti non vengono subito recepiti e allora per qualche giorno regna il caos… In questi casi disordine e nervosismi non mancano, ma solitamente in pochi giorni ritroviamo il bandolo della matassa e ci raccapezziamo. A volte è molto faticoso, a volte mi  trovo a pensare che forse sarebbe più semplice avere delle regole fisse da applicare ma poi guardo i bambini e capisco… Capisco che per loro è tutta una scoperta, che nei loro occhi la vita è un continuo montare e smontare il mondo, un interminabile processo di conoscenza e trasformazione e allora mi dico che dalle regole fisse non c’è molto da imparare ma da loro , invece, si.
Questo post partecipa al blogstorming.

A proposito dell’inserimento a scuola…

La mamma di una bambina della mia classe mi ha parlato di un articolo che ha alzato un polverone sul tema dell’inserimento a  scuola. Ovviamente mi chiedeva il mio punto di vista: l’inserimento è una cosa sensata o no? Secondo me dipende molto dal punto di vista da cui si guarda la questione, oltre che dal come si svolge l’inserimento. Possiamo guardare l’ingresso a scuola come l’inizio di una relazione tra bambino, educatori e genitori. Come ogni rapporto umano, anche in questo caso ci si conosce, si prende confidenza, si conquista a poco a poco la fiducia reciproca. In questo caso è evidente che l’inserimento è un momento di passaggio essenziale, in cui si gettano le basi per una convivenza  serena e “partecipata”. 
Se invece l’ingresso a scuola viene visto semplicemente (o semplicisticamente?) come una cosa che va fatta e basta, ovviamente venire a scuola poco tempo alla volta risulta un po’ una perdita di tempo.
Detto questo, io ho sempre fatto dell’inserimento un momento prezioso e personalizzato per ogni famiglia e in molte scuole, come nella nostra, il termine utilizzato è ambientamento. Rende meglio l’idea. Che si tratti di asilo nido o di scuola dell’infanzia, credo che sia fondamentale tenere presente che ogni bambino e ogni famiglia hanno bisogni peculiari e proprio per questo non mi sembra molto sensato stabilire a priori quanto durerà il periodo di ambientamento né tanto meno fissare a priori una tabella che indichi quanto il bambino e/o il suo accompagnatore deve restare a scuola il primo, il secondo, il terzo giorno. Trovo più sensato e oggettivamente più funzionale parlare col genitore e capire quanto del suo tempo abbiamo a disposizione, per poi cercare un punto d’incontro tra le esigenze di tutti. E’ più faticoso, certo, ma trovo sia più rispettoso nei confronti dei bambini, dei genitori e anche del lavoro degli educatori. E aggiungo che dà anche più soddisfazione a tutti! Ci tengo a sottolineare però che questo è solo un nostro modo di lavorare, un punto di vista del tutto personale e che presumibilmente ci saranno persone (addetti ai lavori, genitori, giornalisti,..) che non sono daccordo. Non ho prove scientifiche né a favore né contro, gli ambientamenti fatti in ormai dieci anni di lavoro, ci hanno portato fin qui, ma sono certa che non si finisce mai d’imparare e di migliorare, quindi…ditemi la vostra!!!