Telecamere e automobili

Telecamere e automobili

I fatti di cronaca di questi giorni non aiutano a passare vacanze felici. Qualunque madre che ne abbia sentito parlare inghiotte bocconi amari e ricaccia indietro le lacrime guardando i propri figli che vivi e felici giocano sulla spiaggia.

Fa male fin dentro l’anima anche solo il pensiero.

Non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa avremmo fatto noi se fossero state le maestre a cui affidiamo i nostri figli a malmenarli e insultarli.

Né a capacitarci di come quella volta che stavamo per dimenticarci di uno dei nostri figli, quel minuscolo particolare ci abbia risparmiato la tragedia peggiore che riusciamo ad immaginare. Read more

Credo nelle cose tangibili

Credo nelle cose tangibili,
quelle che mi toccano ogni giorno:
la gioia dei bambini,
la forza dell’amore,
la sublime unione di anime gemelle,
l’eterno legame tra fratelli e sorelle,
gli incontri in cui ci si ri-trova,
la bellezza della natura tutta.
Credo che tutto ciò che di prezioso possiamo costruire
abbia bisogno di impegno costante, di dedizione, di presenza, di pazienza, di amore.
Che ognuno di noi, ogni giorno, possa migliorare sé stesso, 
anche se a volte il  cambiamento ci sembra impercettibile.
Credo nelle piccole realtà,
quelle in cui ci si può guardare tutti negli occhi,
almeno una volta al giorno.
Credo nella potenza degli abbracci,
nella magia degli sguardi, 
nei legami indissolubili.
 Credo che sia meglio 
seguire la propria strada che la corrente,
i propri principi che la prassi,
l’ispirazione piuttosto che i protocolli.
Credo che tutto questo
 a volte sia scomodo,
ma che sia una grande opportunità.

Credo nel miracolo della vita,
e nel profumo che lascia sui cuccioli di ogni specie.

Da figlia, 
ho imparato che
 i genitori lavorano per prendersi cura della famiglia, 
non per sfuggirle.
Da madre, 
sto imparando a difendere la mia famiglia dagli attacchi del lavoro,
della burocrazia, dell’ingiustizia legislativa imperante.
In questo Paese di furbetti e ruberie mi sento davvero fuori luogo
ma ne sono fiera. 

Groviglio emozionale

Più che letargo, trattavasi di coma. Fossi stata malata sarebbe stato farmacologico, invece era da sonno o, per dirla meglio, da eccesso di attività. Ogni sera mi spengo e non riesco a scrivere. Ma stasera no. Sarà che mi brucia lo stomaco e le lacrime in saccoccia traboccano. Ma non è che io stia male. Certo sono un pò stanca. Di persone che parlano senza ascoltare. Di quelle che non rispondono ai messaggi, della brutta abitudine di non dirsi “buongiorno” o di guardare strano chi saluta con naturalezza. Un tantino mi repelle sentire persone che vomitano le  loro frustrazioni sui buoni propositi e sui progetti degli altri, sentendosi  migliori. Mi disturba profondamente chi  lavora senza amore. Chi c’è fisicamente, ma emotivamente no. Mi dispiace non avere nel cuore la tolleranza che mi renderebbe tutto questo meno fastidioso. Sono colpita…dalla sordità di chi non vuol sentire ma continua a fare le stesse domande, dalla cecità di chi è fermo nel suo ruolo di figlio e cerca altrove la causa del proprio malessere, da chi corre sempre come un criceto sulla ruota, da chi sussurra tra i denti e non parla guardando negli occhi. Forse dipende dal fatto che tante cose stanno accadendo e si  trasformano tra le mie mani, come quando i bambini tirano fuori dalla creta dinosauri, cuori e milioni di altre magie. Pensando ai bambini e ai loro inalienabili diritti mi commuovo fino alle lacrime.
Il mio Dio è lì: nel miracolo che sono. Nel profumo dei loro sguardi soddisfatti. Nei sonagli delle loro risate. Nei loro salti di gioia, nelle loro lacrime dolci e nelle loro scuse sincere.
Perché ci fermiamo così poco a riflettere su quanto la nostra cultura sia mortificante per gli adulti di domani? Perché la maggior parte dei genitori non si batte per avere una scuola, una città, un mondo più a misura di bambino? Possibile che siamo così anestetizzati, così inquadrati, così ordinatamente in fila?! E abbiamo pure beccato la fila sbagliata!!!!! Quella che primaimparimeglioè, quella che i cattivi si scrivono alla lavagna, quella che chi arriva primo è bravo.
Scusate, stasera mi sfogo così. Preferivate quando mi addormentavo eh?! Stasera v’ha detto male.
Sono resuscitata dal coma. Proprio stasera. Forse perché domani, di 38 anni fa, venivo alla luce, dopo essere riuscita a stravolgere tutti i piani dei miei genitori. Fagotto inaspettato, portatore di grande scompiglio (e innumerevoli rotture di xxglioni).
Chissà se dopo tanti anni mia madre fa ancora come me, che ad ogni compleanno di un figlio sto lì a rivivermi tutti i passaggi del travaglio e della nascita. Chissà se lo farò ancora, io, tra trent’anni.
Ok ho finito. E non vi azzardate a dire che l’ho fatto solo per gli auguri. Quelli no, ma un regalo ve lo chiedo:

Che questo Paese ne ha davvero bisogno.
E pure io.

Allattamento “prolungato”?

Quanto dovrebbe durare l’allattamento? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nei primi 6 mesi di vita i neonati dovrebbero cibarsi solo di latte di mamma e una volta introdotti alimenti complementari si dovrebbe comunque continuare ad allattare a richiesta fino al secondo anno d’età e oltre. Ma quanto ci suona strano tutto questo? Spesso quando si parla di allattamento ci si ritrova a discutere e generalmente c’è chi spinge per l’allattamento sempre, comunque e a oltranza e chi, invece dice che “a un certo punto questo seno glielo devi togliere e basta, che tanto è solo un vizio!”.
Io credo che l’allattamento sia solo uno dei tanti aspetti di una famiglia, di ogni singola coppia madre-figlio. Non credo che si possa stabilire una teoria generale su quando o come si dovrebbe smettere di allattare, come accade anche per lo spannolinamento, o per abbandonare il ciuccio.
Penso piuttosto che ogni famiglia abbia i suoi tempi e i suoi modi. Alma e Wilma hanno poppato a richiesta fino a 22 mesi. Poi io non mi sentivo più di continuare e ho interrotto. Loro si sono adeguate. Alma in modo soft, Wilma con non poche proteste.
A ripensarci ancora mi dispiace, perché so che con prepotenza ho messo una mia esigenza davanti ad una loro. Ma so che avevo dato tutto e me ne faccio una ragione.
Anche qui il segreto sta tutto nello stare a guardare.
I bimbi lo sanno, le mamme anche.
In una famiglia sana, in cui le dinamiche sono foriere di benessere e gioia per tutti, non sarà la durata dell’allattamento a determinare questa o quella eventuale conseguenza. Perché allattare è un aspetto fondamentale dei primi mesi e anni di vita MA NON IL SOLO e forse nemmeno il più importante. E allora quando vedo la bellezza delle mie figlie e magari le vedo essere amorevoli coi bimbi più piccoli mi dico che tutto sommato anche se ho forzato l’interruzione, in fondo con tutto il resto abbiamo compensato. Pepe Lucho compirà tre anni tra meno di una settimana e poppa ancora. A volte lo guardo e mi sembra così grande che mi stupisco quando si avvicina barcollando e mi dice : “Mamma sono stanco, voglio la sisa…”. A volte mi domando se stavolta sarà prima lui a stancarsi e dire basta. Ci sono settimane in cui sembra che se ne stia piano piano dimenticando, ora da dieci giorni popperebbe tutto la notte. Ma io non credo che questo allattamento “prolungato” gli stia creando dipendenza, né che sia un modo per tenerlo attaccato a me. Credo che sia un processo che si concluderà quando sarà tempo. Ovvero quando uno dei due non ne vorrà più sapere.
Allattare è un atto d’amore e di comunione e come tutte le storie d’amore va avanti finché le due persone coinvolte la alimentano e al tempo stesso se ne nutrono. Quando uno dei due smette, allora tutto si trasforma.
Nessuno può dire ad una mamma come e quanto allattare, perché solo lei e il suo bambino sanno la verità.
Quello che ho constatato io in ormai 12 anni di lavoro in asilo nido è che dell’allattamento si parla poco e male. Siamo figli di un’epoca che spinge al distacco precoce, alla forzata indipendenza, ai bisogni indotti. Le mamme vengono portate a pensare che prima abituano i loro piccolo a stargli lontani e meglio è, per mille assurdi motivi:” tanto poi devi tornare a lavorare ,poi come fa?”” E tu che fai non esci più? Un biberon di latte artificiale che sarà mai, lo lasci al papà e vai a rilassarti un po’!”. Purtroppo su argomenti come questi è vero tutto e il contrario di tutto.
E’ vero che ogni tanto una mamma deve rilassarsi senza figli, ma è pur vero che se non sta via sei ore, suo figlio può resistere.
E’ vero anche che tanto dobbiamo tornare al lavoro quando i figli sono minuscoli, ma se hanno avuto una mamma presente e hanno la famosa base sicura, affronteranno meglio la frustrazione della nostra assenza.
Ho visto tante mamme smettere di allattare per informazioni carenti o addirittura sbagliate e la maggioranza in seguito ne parlava con rammarico. Le mamme devono sapere quanto prezioso è il loro latte e il legame di attaccamento che questo crea.
Mentre scrivo sento in tv di pediatri indagati per aver spinto tante neo-mamme a dare latte artificiale in cambio di buoni viaggio. E’ un altro terribile aspetto di questo  Paese e di questa epoca in cui qualunque cosa viene dopo il denaro.
Allattare è un modo di essere madre che nessuno può toglierci, come guardare il cielo, respirare l’odore della terra bagnata, riscoprire la gioia di vivere con semplicità.
Sarebbe un peccato non godere fino in fondo di questi attimi preziosi. Domani non ci saranno più ma saranno nel nostro cuore come bellissimi ricordi, come terreno fertile su cui continuerà a crescere il nostro amore.

Scatola dei ricordi: di fiori, anacardi e canzoni d’amore

Alma: “Mamma, hai presente quella cosa molla che ho visto a Pepe quando era piccolo?”
“Quale cosa molla?”
“Quella che c’ha dietro al pisello…”
“Ah, si amore, quella cosa molla sono i testicoli”
“Si, quelli…” si avvicina, abbassa la voce e come se mi stesse per svelare il segreto dei segreti mi bisbiglia: “Ce l’ha pure papàààà!”
“Certo amore, tutti i maschi ce l’hanno” Wilma si intromette:
“Che cosa mamma, cosa c’hanno tutti i maschi, gli sticoli?”
“Si Wilma, i testicoli”
Alma: “Ma se c’hanno già il pisello a che  gli servono i testicoli?”
Io: “Dentro ci sono i semini per fare i bambini”
Alma: “Ma mica siamo fiori!!!!” E se la ridono tutte e due come se avessi detto la cosa più assurda del mondo.

Ma la mattina seguente, in macchina…
Alma: ” Mamma, ho capito la storia dei semi: è come quando sulla scatola non c’è il disegno e tu non sai se esce una margherita o un’altro fiore!”
Io, che stavo guidando e non avevo ricollegato tutta la faccenda: ” Alma, non ho capito, che c’entrano adesso i fiori e le buste?”
“Quando ci perdiamo la scatola dei semini, li piantiamo e non sappiamo cosa nascerà, perché non c’è il disegno e i semini dei papà il disegno non ce l’hanno, quindi quando arriva un bambino nella pancia noi non lo sappiamo se è maschio o femmina, per questo!”

NON FA UNA PIEGA!!!

Spuntino pomeridiano, rosicchiando anacardi.
Wilma:” Mamma ho sete”
“Un attimo Wilma ora prendiamo l’acqua”
Lei inizia a piagnucolare. Io: “Wilma che c’è?”
“Mamma devo bere subito, mi brucia la gola!”
“Come mai ti brucia?”
“E’ stato il macaco”
Io inizio a ridere…”Wì il macaco è una scimmia,volevi dire l’ anacardo?”
Ridono pure lei e Alma.
“Si mamma, è stato il macardo: mi ha incallato tutta la gola!”
Più chiaro di così!!! 🙂

Pepe in braccio, con una mano nella mia maglietta canta:”Bella-bella-bella…bella-bella-bella…”
Io: “Mi piace tanto quando canti Pepito! Ma questa canzone non la conosco, chi te l’ha insegnata?”
“Nessuno! E’ una canzone per la sisa!”

…E adesso tutti a nanna!

Sogni d’oro…

La vita ti risponde…?!?!

“Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.” A. Baricco

Ogni volta che  m’imbatto in questa frase per un attimo mi manca il respiro, perché la trovo estremamente e spietatamente vera. Quindi vi aspetterete un post serio e poetico. E INVECE NO! Perché è vera pure per quelle domande idiote che ti vergogni anche di fare, o meglio che ti fai e te le tieni per te. Ma visto che ho trovato un paio di risposte a futili domande ve le voglio proprio scrivere perché anche parlare di minchiatelle, a volte, ci sta! (e scusate la licenza siculo-poetica!)
  • Mi sono sempre domandata a che cacchio serve appendere un calendario in casa?                          Io ho provato a segnarci gli impegni (visite, riunioni, ecc….) ma questa procedura per me è  INUTILE. Io il calendario non lo guardo e, anche se capita, non so mai che giorno è oggi.Ma ora che abbiamo traslocato il calendario è rimasto all’altra casa e io non so più quando è previsto l’arrivo delle mie mestruazioni. Dunque, la vita mi ha risposto che forse il calendario per me ha questa specifica utilità. Io controbatto che è sufficiente anche la collega con le mestruazioni sincrone, qualora non bastasse lo sbalzo ormonale che precede la “tempesta”.
  • A che servono i libri didattici che utilizzano le maestre alla materna? Tanti anni fa mi facevo questa domanda e allora ne ho spulciato uno di una collega. L’unica cosa che ho trovato interessante è stato il testo di una ninna nanna che mi sono copiata e che ho rinvenuto, dopo quasi dieci anni, sempre grazie al recente trasloco. E la domanda che nasceva spontanea era: chissà come sarà la melodia? Ascoltando un cd mentre lavoravo ho scovato proprio quella ninna nanna. Le risposte della vita per me sono state le seguenti: 
  1. i libri di testo non servono a un piffero ma contengono piccole gemme preziose.
  2.  Chi non si perde d’animo prima o poi avrà le sue risposte.
  3.  Conservare le cose più assurde e apparentemente inutili può avere un senso. (Anche se di questo Paolo non è affatto convinto).

E su queste perle di saggezza vi saluto… Buona notte anime belle!