Buio

Buio

Ci sono momenti in cui la stanchezza vince su tutto. E non è solo quando vorresti leggere a fine giornata e le lettere iniziano a galleggiarti negli occhi. Quella è una sensazione incontrollata ma anche piacevole, almeno per me, e non è quella che sento oggi. La stanchezza di stasera è quel desiderio di chiudere fuori dalla porta e dalla mia vita tutte le cose che mi pungolano. Read more

Mister Mendez ha sempre ragione

Mister Mendez ha sempre ragione

Tre giorni e due notti lontana.

Partita da Roma in canottiera, sono arrivata ad Aosta che era Natale. Meno male che per sbaglio avevo preso un pail.

Ero a duemila metri di altezza, in una casetta da fare invidia ad Heidi in persona, senza nemmeno le caprette a farmi “ciao”. Io e pochissimi altri esemplari umani, uno scoiattolo incontrato per strada, la mia settimana enigmistica. Un silenzio che nemmeno nei templi tibetani.

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Sogno di bambina

Sogno di bambina

Quando ero ragazzina, le mie cicce mi facevano sentire goffa e ingombrante. No, non ero fissata. Ero davvero rotonda e morbida. In quella fase in cui da bambina prendi la rincorsa per diventare donna, io mi ero dotata di un’armatura soffice per attutire il colpo. Ma come pesava… lo ricordo perfettamente. E’ durato poco, credo. Ma ricordo nitidamente il giorno in cui crogiolandomi nei miei turbamenti adolescenziali ho avuto una lucida visione, che allora ho catalogato come un desiderio. Anzi come IL desiderio.
Un uomo e una donna. Lui grande e forte. Lei piccola e agile. Si incontravano abbracciandosi, lei saliva danzando tra le braccia di lui che la stringeva come si stringe il più prezioso dei doni, lei si raggomitolava in quella presa sicura e iniziava a brillare. Read more

Tess Asplund

Tess Asplund

Il titolo di questo post è per te.

Per te che non potevi sopportare tanta assurda idiozia e ristrettezza mentale e sei scesa a dirglielo in faccia semplicemente guardandoli.

Grazie.

Perché di persone coraggiose non ce ne sono mai abbastanza.

E di donne che sappiano far risplendere la loro parte autentica e selvaggia neanche.

Abbiamo dimenticato la fierezza dell’essere su questa terra, abbiamo perso la grandezza del nostro passaggio, abbiamo dimenticato quanto sia prezioso e fondamentale il segno che ognuno di noi lascia attraversando il breve lasso di tempo della propria vita.

E’ un soffio e già siamo oltre la metà. Ma ci sono tracce che attraversano le vite di generazioni.

Tess di sicuro arriverà ben oltre la data della sua morte.

E ognuno di noi può farlo.

Ogni volta che onoriamo noi stessi e la nostra vita, celebriamo l’universo intero.

Credo che sia solo questo quello che possiamo fare perché il nostro esserci sia una celebrazione di questo dono meraviglioso che è la vita.

Ogni volta che non lo facciamo, perdiamo un’occasione di rendere noi stessi (e il mondo) migliori.

Me lo ripeto come un mantra, ora che ho deciso di attraversare il mio dolore.

La mia fede nel miracolo della vita mi spinge sull’orlo del precipizio nel quale mi tufferò.

Non sarà un salto nel vuoto, sarà un tuffo nelle mie stesse braccia, sorretta dal pilastro più solido che si possa avere come appiglio: l’amore.

Attraversare tenebrosi timori, per liberare un dolore antico che è il momento di curare.

Mi sembra di vederlo, come un animale in gabbia che stremato scalpita, in cerca della libertà.

Sfinito dalla prigionia, arrabbiato per il lungo isolamento, cerca solo uno spiraglio di luce in cui dissolversi.

Sarai presto libero. E con te lo sarò anch’io.

“La paura bussò alla porta.

Il coraggio andò ad aprire.

Dietro alla porta non c’era nessuno”

Amen.

 

 

Dichiara pace

Dichiara pace
Dichiara pace con il tuo respiro.
Inspira uomini d’arme e d’attrito, espira edifici interi e stormi di merli dalle ali rosse.
Inspira terroristi ed espira bambini che dormono e campi appena falciati.
Inspira confusione ed espira alberi di acero.
Inspira quanto è caduto ed espira amicizie di tutta una vita ancora intatte.
Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.
Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti.
Prepara una minestra.

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Scarpe che fanno miracoli

Scarpe che fanno miracoli

Via Cristoforo Colombo, altezza Palazzo “Habitat”, una mattina come tante.
Non per me, che a Roma ci vado poco e malvolentieri. 
Al semaforo rosso un signore sui 60 anni con cappotto, gambe nude e ciabatte infradito chiede l’elemosina. 
E’ all’inizio della mia fila, quattro o cinque macchine avanti. 
Il criceto nel mio cervello sale sulla ruota. Scannerizza i piedi, esamina il contenuto del mio portabagagli e si accende la lampadina: ci sono un paio di scarpe che gli dovrebbero entrare. 
Caxxo no! E’ verde!!! 
Ok, niente panico. Vado. 
Attraverso la Colombo. Accosto. 
Quattro frecce. Apro il portabagagli. 
Tra le mille buste trovo le scarpe. Ok ho anche una sciarpa. 
Perfetto. 

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