Alziamo la voce… e mettiamoci a cantare

Alziamo la voce… e mettiamoci a cantare

Giorni difficili, questi. Giorni in cui la mia determinazione a restare in questo Paese vacilla. Perché mi domando quanto sia giusto non portare via i miei figli da un Paese in cui sulla carta puoi fare tante cose ma nella realtà non puoi fare niente.

Negli ultimi tempi i provvedimenti restrittivi sono stati davvero imbarazzanti. Dall’obbligatorietà di esame annuale per i bambini in educazione parentale a quella vaccinale.

Ma come è possibile? Sono giorni che penso all’ultima scena di Braveheart, in cui lui, splendente nella sua integerrima fierezza, mentre lo squartano grida “Li-ber-tààààà!!!!!”.

E dubito che stasera riuscirò a fare un discorso che segua un filo logico, perché mi sta risalendo tutta la “monnezza” che ho visto, sentito e subìto.

Penso a tutto quello che non funziona. Di solito mi soffermo sulla bellezza ma stasera non ce la faccio.

Sarà che mi manca Paolo, sarà l’età che avanza, sarà che non ho alcolici a disposizione…

No dai, scherzo. Io bevo solo prosecco e solo di venerdì. Va bè, in casi speciali posso fare eccezioni.

Alcolismo a parte, mi viene da mettere tutto nel calderone. Forse per trasformare cotanto putridume in una magica pozione.

Mi viene da pensare a uno spezzone di ” Figli della libertà” che ho visto oggi in cui Stern sottolinea che siamo l’unica specie che sveglia i figli la mattina. Sarà che io lo trovo estremamente sadico il dover svegliare noi stessi e i figli la mattina…ma secondo me c’ha ragione lui. E’ un modo di vivere assurdo. Sempre dietro all’orologio, senza dare ascolto al ritmo che abbiamo dentro. Se ci pensate per un attimo, è tragicamente assurdo.

E sarà che ero al Forte Prenestino, dopo vent’anni e tre figli, ma nel mio cervello è ripartita la visione di un casale con tante adulti e bambini che si svegliano e lavorano tutti insieme. E vivono tutti insieme. E imparano la vita vivendola, non inchiodati al chiuso su una sedia davanti a un banco.

Che lo so che vivere insieme ad altre famiglie è faticoso e frustrante, ma starsene da soli non lo è?

Come possiamo continuare a chiuderci nelle nostre case e a catalogare il mondo in chi va a scuola e chi no, chi si vaccina e chi no, chi è fricchettone e chi no?

IO NON CE LA FACCIO PIU’.

Possibile che abbiamo perso la visione più generale? Che non riusciamo a vedere nelle altre persone degli esseri umani e basta?

Ci stanno togliendo la possibilità di decidere sulla vita dei nostri figli e leggo post di gente che si accanisce su quanto sia importante vaccinare o su quanto sia pericoloso.

La cosa più pericolosa è la piccolezza dei nostri pensieri.

Io ho sempre difeso la libertà di scelta. Sui vaccini come sull’aborto. Nessuno può decidere meglio di un genitore su ciò che è meglio per un figlio. In entrambe i casi. Non credo che chi vaccina i figli sia un genitore migliore di me che non l’ho fatto e io non mi sento una persona migliore di chi ha interrotto una gravidanza.

Ognuno di noi fa il meglio che può.

Ma in questo Paese è tanto difficile ricordarselo.

Perché si torna indietro invece che andare avanti su cose fondamentali.

La patria podestà te la toglievano per vaccinare tuo figlio quando eravamo piccoli noi, o forse addirittura prima. E ora vogliono riesumare questa incredibile procedura?!? La prossima quale sarà? Lo ius primae noctis?

Ci dobbiamo far sentire. Perché io credo nell’infinita bellezza dell’essere umano ma anche nell’incredibile assuefazione e intorpidimento etico che dà il potere.

Sembra che una volta arrivati nella stanza dei bottoni i nostri governanti entrino in uno stato alterato di coscienza per il quale si dimenticano che fanno scelte sulla pelle di altri esseri umani.

E allora glielo dobbiamo ricordare. Con il loro linguaggio e coi loro mezzi.

E anche se la mia prima reazione è stata ” Mi vado a incatenare sotto Montecitorio”, quarant’anni sono serviti a farmi capire che  in questi casi ci vogliono azioni mirate e oculate. Bisogna scrivere ai giusti mittenti e con le giuste parole. Far partire le denunce tutti insieme e con l’aiuto di chi la legge la conosce (e aggiungo SANTA SUBITO la mia amica/avvocata Eleonora, alla quale va tutta la mia gratitudine da amica, da assistita e da mamma).

Perché se non ricordiamo a chi governa che per i nostri diritti siamo pronti a dargli fastidio, quelli pensano che va bene così.

Dobbiamo essere il sassolino nella scarpa, la spina nel fianco. Perché su tutto quello su cui taciamo, siamo complici e non so voi, ma io non ci sto. Scriverò e andrò alle manifestazioni.

E sarò al fianco  di uno dei miei pezzetti di cuore quando denuncerà il suo caso vergognoso di malasanità coronato da due mesi  di attesa per avere la risposta di un’esame clinico importante che doveva arrivare in venti giorni.

Queste cose vanno denunciate. E non si tratta di vendetta, si tratta di cercare di cambiare le cose che non vanno, si tratta di segnalare una cosa che non funziona per cercare di evitare che altre persone la subiscano.  Dite che non cambia niente? Almeno non saremo complici.

Dobbiamo arginare il letame quando ce lo scaricano addosso, perché dobbiamo indirizzarlo sulle terre da concimare. Su tutto il resto dobbiamo spalmare bellezza. E gentilezza a non  finire. Dateci dentro. E raccontatelo qui oppure qui, perché un atto di amore più si propaga più si moltiplica, fa sentire meglio anche chi lo fa e, magari, alla fine, pure sto schifo de Paese potrà essere meno puzzolente. Conto su di voi, oltre che su di me e per farvi assaggiare subito atti di bellezza privi di senso vi regalo questo gioco.

Buon divertimento a tutt*!

 

 

 

 

Piccoli semi di gentilezza

Piccoli semi di gentilezza
Alla posta, qualche giorno fa, un ragazzo e una vecchietta litigavano per prendere il numero.
Lui sosteneva che lei lo aveva spinto per superarlo per prendere il numero prima.
Io ero già allo sportello e la signora mi guarda con la rassegnazione dolce di chi vede ogni giorno cose così e ha smesso di dispiacersi, indignarsi, domandarsi come sia possibile.
Dentro di me pensavo: “Se mettiamo i numeri per evitare che si discuta su chi c’era prima e finisce così vuol dire che siamo messi proprio maluccio…questa signora che pazientemente subisce scene così senza perdere la sua gentilezza e la sua professionalità oggi si merita qualcosa che dia una bottarella alla bilancia del bello e del brutto affinché il piatto più pieno non sia quest’ultimo”.
Allora e chiedo ” In quante siete stamattina a lavorare in questo ufficio?”
Lei mi guarda e sorride stupita:” Adesso?” Annuisco.
“In questo momento siamo cinque”
La saluto e esco. Attraverso, raggiungo il bar, prendo il mio contributo giornaliero alla bellezza e torno alla posta.
E porgo due cioccolatini ad ognuna di quelle sante donne (no, non esagero: le ho messe più volte alla prova con pasticci inenarrabili sulle questioni più improbabili. Sono sante).
Beh, ecco. Le ho salutate e me ne sono andata in fretta perché i loro sorrisi erano così grandi e spontanei, e le reazioni dei presenti così “piene” che mi scoppiava il cuore dalla gioia.
Sono solo piccoli semi, ma vi assicuro che l’atmosfera di quell’ufficio postale ha veramente cambiato “colore”.
E io ho continuato a sorridere non so per quanto.

Caffè in attesa, dal Belgio all’Italia per raddrizzare ‘sto mondo alla rovescia

Caffè in attesa, dal Belgio all’Italia per raddrizzare ‘sto mondo alla rovescia

Girovagando incappo in questo post:

“Sono entrato con un amico in un piccolo bar in Belgio ed abbiamo ordinato. Mentre andavamo verso il nostro tavolo, sono arrivati due signori e si sono avvicinati al bancone. 
“5 caffè per favore, 2 per noi e 3 in attesa “. 
Hanno pagato, hanno bevuto i loro due caffè e sono andati via. 
“Cosa vuol dire caffè in attesa?” ho chiesto al mio amico. 
Lui ha risposto:”Aspetta e vedrai”. 

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Scarpe che fanno miracoli

Scarpe che fanno miracoli

Via Cristoforo Colombo, altezza Palazzo “Habitat”, una mattina come tante.
Non per me, che a Roma ci vado poco e malvolentieri. 
Al semaforo rosso un signore sui 60 anni con cappotto, gambe nude e ciabatte infradito chiede l’elemosina. 
E’ all’inizio della mia fila, quattro o cinque macchine avanti. 
Il criceto nel mio cervello sale sulla ruota. Scannerizza i piedi, esamina il contenuto del mio portabagagli e si accende la lampadina: ci sono un paio di scarpe che gli dovrebbero entrare. 
Caxxo no! E’ verde!!! 
Ok, niente panico. Vado. 
Attraverso la Colombo. Accosto. 
Quattro frecce. Apro il portabagagli. 
Tra le mille buste trovo le scarpe. Ok ho anche una sciarpa. 
Perfetto. 

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I portatori di sogni

I portatori di sogni
In tutte le profezie
sta scritta la distruzione del mondo.
Tutte le profezie raccontano
Che l’uomo creerà la propria distruzione.
Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
Hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e usignoli.
Già da bambini erano segnati dall’amore.

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Che l’onda ci travolga

Dal’ultimo post accadono prodigi. Possono sembrare piccolezze ma a me fanno venire i brividi sul collo e mi risistemano l’asse di questo mondo alla rovescia.
Mi arriva un messaggio con questo 

Dedicato a te Giordana

E poi questo post. Quindi ho aggiunto questa pagina. E allora daje. Che tutti insieme lo raddrizzamo noi questo mondo alla rovescia. Praticate gentilezza a casaccio e poi raccontiamolo in giro. Magari si sparge la voce, magari qualcosa inizia a cambiare, magari parte la ola…che l’onda ci travolga tutti!!!