Inaugurazione della scatola dei ricordi:pronti? Via!!!

Estate 2011 Alma Wilma e Pepe Lucho nella pancia

OTTOBRE 2013

Io e Wilma a letto, prima della ninna.
“Stai bene Wì?”
“Si”
“Sei felice?”
“Si”
“C’è qualcosa che potrebbe renderti più felice di così?”
“No mamma, sei tu!”

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Con Pepe in macchina, lui guarda fuori tutto felice: “tattore mamma!”
“Come sei bello Pepito!”
“Tu sei bella mamma!”
Se sei un biondino di poco più di mezzo metro e non hai nemmeno due anni, non puoi fare una frase così senza che tua madre si fermi e ti copra di baci impedendoti di continuare a guardare il trattore!!!!

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Alma s’infila nel lettone, in cerca di coccole. Ci abbracciamo e le accarezzo la schiena, poi mi appisolo con la mano appoggiata a lei. Dopo un po’…
“Mamma ho caldo”
“Togli la coperta allora”
“Certo, ma se mi tieni questa mano calda addosso non mi passa”
“Ok allora la tolgo, era per farti una coccola”
Lei scoppia a ridere si siede e mi parla coma quando io cerco di insegnarle a fare qualcosa:
“Mamma per fare una coccola non devi appoggiare la mano, mi devi fare le carezze!” e si rimette giù, in attesa.
“ah, scusa amore” e riprendo ad accarezzarla.
“Così va meglio?”
“Si mamma grazie, sei proprio brava a farmi le coccole!”
Si gira, mi abbraccia, mi bacia e “buona notte mammaGiò, ti amo tanto” e io inebetita:
“Anch’io ti amo tanto Almita mia! Fai sogni belli”.


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Io a Pepe: “Sei proprio un soldino di cacio!”
“No mamma, io sono Pepe Lucho”

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Alma e Wilma giocano con tutti i loro pupazzi, gli danno da mangiare, li cullano, li sgridano, gli cantano ninna nanne, li cullano. Poi Alma viene da me con un pareo e un peluche:
“Mamma mi aiuti a metterlo in fascia che deve dormire?”
“Certo amore”e glielo lego come fosse in una fascia porta bebè. Se ne va tutta soddisfatta nell’altra stanza da sua sorella.
“Ecco, adesso si è calmato”.
Quando si dice “I bambini imparano quello che vivono”!!!

Inno alla semplicità

Abbiate pazienza e fatemi sfogare. Leggo un post su facebook di una mamma che ha fatto il terzo richiamo dell’esavalente ai suoi due figli più piccoli e ora è nel panico perché hanno dolore alle gambe e la pediatra non risponde. Dopo una serie di commenti incommentabili la stessa mamma scrive che ha finalmente sentito la pediatra che le ha prescritto tachipirina al bisogno e crema all’arnica. Ora io vorrei guardarla in faccia ‘sta pediatra, ma tanto come lei ce ne sono a bizzeffe. La mia riflessione sulla faccenda è semplice: ma se queste due povere creature stanno subendo una reazione avversa a un farmaco complesso come un vaccino, la soluzione può essere un altro farmaco? Ma porca pupazza è come cercare di spegnere un incendio con un fiammifero. O no? E questo mi dà lo spunto per dire due o tre cose al riguardo.
Il problema non sono i vaccini, i farmaci, i ciucci o i biberon. Il problema REALE è che tutti noi siamo tartassati da messaggi sull’essenzialità di cose che, nella migliore delle ipotesi, sono utili ma non indispensabili; nella maggior parte dei casi risultano inutili e a volte addirittura dannose. Dal test di gravidanza positivo inizia la danza. Analisi a bizzeffe, corredini, accessori, prodotti per il seno, per la pancia, per i capelli… per non parlare delle diete basate sulle più sfrenate fantasie proibitive che poi continuano quando allatti, perché non sia mai che allatti e mangi tutto e sei felice, PER CARITA’!!!
Allora vi invito a fare questo piccolo esercizio: invece di pensare a cosa vi serve pensate a ciò di cui potete fare a meno.
La cosa essenziale siete voi: mamma, papà e l’amore che vi unisce. Pensate soprattutto a questo. Vi sentite più tranquilli con un’ecografia in più? Ok fatela. Ma non perché qualcuno insiste che è meglio e vi ha fatto salire l’ansia alle stelle. Se state bene ne bastano tre. Al secondo,  al quinto e all’ottavo mese (orientativamente, ma vi scriverò in dettaglio su questo a breve). Il ginecologo ha vietato una serie di alimenti e la frustrazione è in agguato? Chiedetegli di spiegarvi PERCHE’ non si possono mangiare determinate cose. Magari le sue motivazioni possono essere rivalutate insieme e se anche non lo fossero almeno c’è una motivazione in più per fare delle rinunce, cosa che aiuta a sgonfiare la frustrazione. Se non ci sono REALI complicazioni di salute, bastano gli esami di base, quelli che passa il sistema sanitario nazionale. Se invece la situazione è più delicata, allora documentatevi ancora più a fondo. Non esitate a fare milioni di domande al vostro medico di base, al vostro ginecologo o alla vostra ostetrica. E una volta capita la situazione, cercate di ricordare che il vostro bambino sente tutto quello che sentite voi. Parlategli, rassicuratelo, amatelo.
Prendetevi cura di voi. Coccolatevi a vicenda. Nelle situazioni di stress, limitate i danni come potete. Non fatevi intrappolare da chi vi fa l’elenco delle cose che vi servono. Ogni famiglia ha bisogno di cose che non sa, e che scopre strada facendo. Certo se vi muovete in auto vi servirà un seggiolino, ma forse è l’unica cosa essenziale. Abbracciatevi, oziate insieme (quando si può), passeggiate in mezzo alla natura, celebrate il vostro amore ogni giorno. Il vostro bambino lo sentirà.
La natura è perfetta. L’universo si è evoluto nei millenni per permettervi di incontrarvi e di concepire il  vostro bambino. C’è da sentirsi in imbarazzo eh!? Ma è così. Per questo credo che il miracolo della vita dovrebbe essere accolto con più attenzione, con maggiore rispetto. Con lo stesso atteggiamento di chi entra in un tempio. Dovremmo essere in grado di non intervenire, di non interferire,di contemplare silenziosamente il miracolo della  vita.
La natura è il più sapiente artefice che esista. Lasciamola fare. Il nostro corpo è il frutto di tutta l’evoluzione umana fino ad oggi e io credo che dovremmo rispettarlo di più. Un bambino nato in salute ha bisogno solo dell’amore dei suoi genitori. Del latte della sua mamma, di contatto fisico, del rispetto dei suoi ritmi. Che non seguono tabelle e sono diversi per ognuno di loro. Non fatevi fregare da chi dice che devono mangiare ogni tot ore e che devono imparare a dormire da soli il prima possibile. Ogni cosa ha il suo tempo. E cercare di adattare le abitudini di un neonato a quelle del resto della famiglia  servirà solo a stressare tutti. Dev’essere esattamente il contrario. Tutto dev’essere adattato a lui, con pazienza, lentezza ed elasticità. Certo nei primi mesi sembra di essere su una giostra che non si ferma mai, ma non è così. Poi rallenta e tutto si assesta. Basta lasciare che le cose seguano il loro corso assecondandole. Io credo che la fatica più grande sia questa: lasciar correre. Siamo stati abituati a dover intervenire su tutto. I bambini nascono e vengono allontanati dalla mamma per essere lavati, poi DEVONO essere pesati, misurati, visitati, etichettati con indice Apgar e poi se sono fortunati, tornano dalla mamma. Io ho partorito a casa per il terrore di venire separata dalla mia creatura. E tutt’ora non riesco a pensare senza un nodo allo stomaco alle brevi separazioni da Pepito che ho dovuto subire nelle 30 ore di incidentale prigionia in ospedale (ma di questo vi scriverò a breve). Ma perché dev’essere così? Perché non si insegna alle donne che hanno tutto ciò che gli occorre per partorire? Invece di consigliare la visita dall’anestesista per un’eventuale epidurale, si dovrebbe parlare dei benefici che può portare un bagno caldo, cambiare posizione, farsi massaggiare, lasciare che tutto accada senza opporsi e senza lasciare spazio alla paura. Si dovrebbe spiegare a tutte le donne in attesa che ce la possono fare e che partorire sarà un meraviglioso viaggio al centro del proprio essere. Una preziosa opportunità di fusione con l’universo. Siamo abituati a pensare che la soluzione a tutto sia all’esterno. Per il dolore c’è l’anestesia, per le malattie i farmaci, per la fame continua di un neonato il latte di formula. Io credo che dovremmo cominciare a invertire la rotta. A guardarci dentro, a cercare soluzioni semplici ed essenziali. Un bambino è un essere puro. La sua purezza dovrebbe essere protetta e non contaminata. Perché invece di dire alle mamme che se il latte non basta devono inserire l’aggiunta di latte di formula, non si spiega loro che se il bambino sta sempre attaccato è proprio perché sta chiedendo al corpo della mamma di produrre di più e che di sicuro nel giro di qualche giorno la produzione aumenterà e le poppate diminuiranno? Perché invece di consegnare ai neo-genitori il calendario vaccinale non si spiega loro quali sono realmente  le vaccinazioni obbligatorie, contro quali malattie, come si possono contrarre queste ultime e quali sono i rischi in caso di vaccinazione e quali in caso di astensione? Purtroppo non si tratta solo di logica del profitto, perché io non credo che tutti i medici siano collusi con le multinazionali dei farmaci e del latte in polvere, anzi credo che in fondo siano vittime anche loro come tutti noi. Vittime di una mancanza di attenzione e di consapevolezza che si tramanda da generazioni. Vittime della cultura dell’efficienza, della corsa ai rimedi facili e veloci. Vittime dell’assoggettamento alle soluzioni “innovative, tecnologiche, all’avanguardia”. Ma soprattutto dell’allontanamento da noi stessi, dal nostro essere umani, dal nostro essere mammiferi (evoluti, certo, ma sempre mammiferi!) perfettamente equipaggiati per la vita e per gran parte delle sue disavventure. Beh, IO NON CI STO.Non voglio partecipare e questo processo di allontanamento dalla bellezza della semplicità e della naturalezza. Non voglio nemmeno dare il mio benché minimo contributo alla faccenda.Voglio restarmene nella mia nicchia fuori moda e controcorrente. Voglio continuare a partorire i miei figli in intimità, ad allattarli quando ne hanno bisogno, a dormire con loro e secondo i loro ritmi (anche se questo significa dormire poco e avere le occhiaie praticamente tatuate), a non comprare passeggini e ciucci, ad avere sempre a portata di mano una fascia portabebè, a non usare pannolini, a cercare di interferire il meno possibile con la purezza con cui vengono al mondo. Ecco, ora mi sono sfogata. E se non siete d’accordo ne parlerò volentieri con ognuna/o di voi. Ma domani. Stasera basta chiacchierare.Si va a nanna. Buona notte anime belle e grazie.

“Al nido senza pannolino”: piccolo bilancio di fine anno.

Qualche giorno fa a scuola è passata Brì. E’ venuta a trovarci perché le vacanze sono lunghe e le mancavamo un po’! Questa visita ha dato il via ad un piccolo bilancio sul primo anno del nostro ambizioso progetto “Al nido senza pannolino“. I piccoli spannolinati dalla nascita alla fine erano due, Sabrina (per gli amici Brì) e il nostro Pepe Lucho, a tutti noto come Pepito.
Pepe non ha utilizzato pannolini dalla nascita (salvo situazioni d’emergenza) e Sabrina ha utilizzato i lavabili fino ai 5 mesi e mezzo; entrambi hanno smesso di avere “incidenti” diurni prima di tagliare il traguardo dei diciotto mesi. Ma questo non ci ha stupito molto, la cosa per noi sorprendente è stata la reazione degli altri bimbi.
Tutti hanno iniziato a mostrare curiosità nei confronti del vasino già intorno all’anno e due di loro hanno iniziato ad utilizzarlo correttamente poco dopo. Pur avendo il pannolino ogni volta che vedevano i due spannolinati sul trono chiedevano di andare anche loro e una volta posizionate facevano pipì.

Certo i loro pannolini erano comunque bagnati, ma hanno iniziato a prendere confidenza con tutta la faccenda. Una di loro ha smesso di venire a scuola a giugno (mese nel quale compiva 18 mesi) e, anche se a scuola ancora si bagnava spesso, la mamma ci ha detto che invece a casa con lei riusciva a rimanere asciutta (ma ad esempio a casa con la nonna o con il papà ancora si bagnava, probabilmente perché con la mamma aveva stabilito una comunicazione più efficace sotto questo aspetto). L’altra bambina ha 20 mesi e sta attraversando lo stesso passaggio. A quanto pare le buone pratiche sanno essere contagiose, ma purtroppo non lo sono abbastanza…Non ci sono iscritti spannolinati per settembre ma “L’Emilio” rinnova l’invito a tutti i genitori che si vogliano cimentare nella meravigliosa avventura del senza pannolino. E non solo per iscrivere i bimbi al nido, ma anche per in-formazione, confronto, incontri pratici e osservazioni da fare insieme. Vivere senza pannolino è possibile e può contribuire al ben-essere dei bambini, può aiutare i piccoli ad instaurare una comunicazione più profondo con gli adulti che se ne prendono cura e contribuisce a salvaguardare la salute del pianeta. Senza contare il risparmio di denaro, che purtroppo al momento è un fattore pressante per la maggioranza di noi. Io credo che sia ormai tempo di tornare un po’ all’essenziale, di rimettere in moto saperi antichi, di ri-trovare la gioia delle cose semplici. La situazione economica e lo stato di degrado ambientale e sociale che viviamo sono chiari segnali che c’è bisogno di cambiare qualcosa. Di smetterla di consumare senza assaporare, di guardare senza vedere, di sentire senza ascoltare. Credo che sia un momento importante, in cui tutti dovremmo rallentare, ragionare e iniziare a fare tanti piccoli gesti per iniziare a remare contro corrente. Anche smettere di usare i pannolini può avere il suo peso. E sarebbe ora di bandire anche assorbenti e tamponi. Ma di questo, mie care donne, vi parlerò nel prossimo post. Per ora vi dico solo che l’alternativa c’è e si chiama coppetta mestruale. A presto!!!

Momenti preziosi di questo giorno

Ascoltare Danilo che parla ai bambini.
Mirko che dice:
“Lavorate la creta con tutt’e due le mani all’altezza del cuore”.
Flavio che viene “adottato”.
Pepito che sta meglio.
Paolo che gioisce della scuola di Alma.
Wilma che mi dice :” Ti amo come il sole”.
Alma che raccoglie un sasso a cuore e me lo regala.
Preparare la cena per un’amica “…così torni a casa e ti vai subito a riposare”.
Aiutare Gaia e la sua mamma a conoscersi meglio.
Dire a una mamma stanca che non è sola.
La telefonata di Susi.
La gallina che ha iniziato a covare.
Le zucchine dell’orto pronte per essere messe sottolio.
La cena di bruschette e sorrisi.
I bimbi che dormono tranquilli.
Stare affacciati sulla campagna notturna io e te.

Dai diamanti non nasce niente…

Questo è il benvenuto che trovate all’ingresso del nostro giardino, quindi mi sembrava doveroso iniziare la nostra visita virtuale nell’orto del Mai-comio da qui…

Pronti? Via!!!!
Zucca
Zucca










Zucchina fiorita
Sorella di Zucchina fiorita 🙂
Melanzane
Peperoni
Pomodori

Canasta
 Lattughina
Rughetta
Mais
E ora spalancate le narici, si fa un giro tra le profumose!
Regina Lavanda
 Madame Menta
sua cugina Mentuccia
Comare Salvia
signori Sedani
nido dei Prezzemoli , re Spaventapasseri e Belle di notte
signor Rosmarino
famiglia Basilico
Giginho e le sue Roma, Bluetta, Rosetta, Carolina e Spelacchiata preferiscono non comparire e si ritirano nel gallinaio ma salutano lo splendido pubblico con questi meravigliosi fiori di ringraziamento…
Papaveri ballerini

Principessa Camomilla
Buonissima notte a tutt,i dal nostro piccolo paradiso… sogni d’oro!

Un piccolo dono

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un video. Sono riflessioni sul nostro modo di vivere.Non di tutti, ovviamente, ma dell’andazzo generale. Mi piacerebbe sapere da voi cosa ne pensate. Io l’ho trovato toccante. E mi è tornata la voglia di impastare pane con i miei figli. Non che non si cucinino altre cose, qui stiamo sempre in cucina almeno in due o tre. Ma fare il pane, impastare i biscotti, mettere le mani proprio dentro al cibo che poi si mangia insieme, secondo me è pura poesia. Come seminare l’orto, piantare i germogli, stare accovacciati  insieme a respirare con le mani nella terra…
A proposito, l’orto del Mai-comio è bellissimo in questa stagione, vi prometto che al più presto ve lo farò vedere. Per il momento vi regalo questo. Spero che faccia venire bei pensieri anche a voi. Sogni d’oro.