La prima pagella di Alma

Oggi Alma ha preso la pagella. La sua prima pagella. Echesaràmai!!!! Tutti prima o poi prendono la prima pagella. E’ vero. Ma la sua è stata da sentirsi male.
Non solo per mammaepapàlacrime’nsaccocia. Che noi siamo cuori di burro si sa. Ma immaginatevi la scena: aula grande, bambini seduti sul palco con  le gambe ciondoloni. I più grandi semplicemente seduti. Tutti felici di essere stati promossi. Danilo che li chiama uno alla volta e tenendoli per mano legge quello che ha scritto per ognuno di loro dietro l’acquerello che il maestro Mirko ha fatto appositamente per ciascuno di loro. Dalle parole e dai disegni veniva fuori il ritratto di ognuna di quelle preziose vite e l’amore che ad ognuna di loro è stato dedicato in questi mesi. Mai stata tanto sicura di aver fatto la scelta giusta come stavolta. La community è proprio la scuola per noi.

Questa è la pagella di Alma. Poi ditemi che si poteva non piangere…

Alma I classe

All’inizio del viaggio la tua anima era ancora nel mondo dei giochi e attendevi che il tuo principe arrivasse per svegliarti.
Il castello di Rosaspina è circondato da alte mura e rovi spinosi messi a  protezione del sonno magico. Chi doveva vegliare lo ha fatto e non ha permesso che l’incantesimo si sciogliesse prima del tempo. Ora il principe è giunto e tu sei pronta a camminare per il mondo. Il profumo d’universo accompagnerà ancora i tuoi passi mentre le radici ti faranno radicare al terreno.
E’ giunto il tuo momento principessa, sei sveglia! Il mondo degli uomini ti dà il benvenuto, ora sei pronta ad imparare.

Grazie al  maestro Danilo e al maestro Mirko, a tutti i maestri e le maestre che hanno accompagnato il nostro primo anno su questa barca che ha già superato tante tempeste e si è poi lasciata trasportare dal mare calmo. Grazie alle famiglie che condividono questo viaggio con noi, a chi è salpato per altri lidi lasciando segno del suo passaggio, a chi si unirà  a noi e anche a chi vorrebbe ma proprio non ce la fa. Grazie di cuore.

Miriam e l’epidurale

Questa è la storia di una mamma che ha avuto due parti naturali, uno con e uno senza epidurale. La ringrazio di cuore per aver condiviso con noi la sua esperienza.

Salve, sono la mamma di due bambini, una di quattro anni, l’altro di 11 mesi, entrambi nati con parto naturale, entrambi presso lo stesso ospedale e con la stessa equipe medica, ma con una sostanziale differenza…..l’epidurale. Per tutta la prima gravidanza ho vissuto con l’ansia di chi non è consapevole di ciò che gli accadrà…per questo mi sono lasciata facilmente condizionare da chi elargiva consigli di ogni genere e, tra questi, non è mancato chi mi ha suggerito di fare l’epidurale, presentandomela come se fosse una sorta di calmante miracoloso per i lancinanti dolori del travaglio, Ecco, io non ho resistito e così, il giorno in cui mi apprestavo a diventare madre per la prima volta, dopo già svariate ore di travaglio, ho urlato la fatidica frase: ” Non ce la faccio più!!!Vi prego, fatemi l’epidurale”. Non voglio soffermarmi a raccontare come viene fatta per non turbare la sensibilità di chi non ama gli aghi, quello che invece mi preme dire è che quegli effetti calmanti tanto decantati non ci sono stati….i miei dolori sono continuati come prima e più di prima fino a quando, dopo tredici ore di travaglio, è finalmente nata mia figlia. Secondo quello che si dice, che almeno aveva raccontato a me la mia ginecologa, con l’epidurale non dovresti più avvertire la parte dolorosa delle contrazioni…beh, per me non è stato così! Ovvio che di tale non funzionamento ho chiesto le ragioni alla mia ginecologa, la quale, senza darmi tante spiegazioni ed etichettando il mio caso come un evento rarissimo, ha continuato a farsi promotrice dell’epidurale anche durante la mia seconda gravidanza, sostenendo che mi avrebbe abbreviato di molto il travaglio. Eppure, interagendo successivamente con altre mamme, il mancato funzionamento di cui sopra, pare essere piuttosto frequente….ma non è solo questo il motivo per il quale 11 mesi fa ho voluto non ripeterla e partorire in totale naturalezza…. Da quando ho fatto l’epidurale soffro spesso di forti mal di schiena concentrati proprio nel punto d’inserimento dell’ago, Non riesco a trovare una causa diversa a tali dolori, non è una questione di peso perchè sono ritornata quasi subito ad avere una corporatura piuttosto esile, e non ho ernie o cose del genere. Inoltre, ho incontrato diverse mamme con condizioni simili alla mia, e tutte imputano l’epidurale quale unica vera colpevole. Tuttavia, quello del mal di schiena è, a mio avviso, il problema minore….la cosa più grave sono i forti sbalzi d’umore di cui spesso soffro anzi, ad essere più precisi si tratta di veri e propri momenti di ipernervosismo che, di tanto in tanto, sfociano in autentici scatti di ira. Di questa cosa non mi sono mai saputa dare una spiegazione fino a quando ho letto da qualche parte di come l’epidurale vada a mettere una sorta di blocco sul sistema nervoso poichè, creando quello stato di rilassamento non permette alla donna di espellere completamente tutte le tossine negative e le ansie accumulate durante la gravidanza ed il travaglio. Certo, io l’ho spiegata in modo molto spicciolo, ma credo che il concetto sia piuttosto chiaro?! Diciamo che nel mio caso questo rilassamento non è stato trasmesso al cervello affinchè calmasse i miei dolori, ma ha avuto un’azione assai efficace sul sistema nervoso, un’azione purtroppo con conseguenze non affatto piacevoli…. Alla luce di tutto questo, con le mie convinzioni e con il timore di aggravare la situazione, ho scelto di farmi ben otto ore di travaglio per partorire un pagnottello di 3k e 800 g senza epidurale, e ne sono felicissima!!! Donne, lo sappiamo…. QUALCUNO lassù ha giustamente deciso che avremmo partorito con dolore, ma la gioia di avere un figlio è talmente grande che vale la pena provarlo questo dolore, senza inutili trucchetti.

C’era una volta…

…non molto tempo fa, un gruppetto di adolescenti anni ’80. Vestite in modo oggi improbabile, innamorate di cose che oggi appaiono ridicole, tutte diverse tra loro, ma in qualcosa uguali: tutte inguaribili ricercatrici del “per sempre“. Ma non quello di Biancaneve, quel “vissero per sempre… blablabla” che ti illude, ti frega e ti lascia con l’amaro in bocca quando capisci che è un po’ come la storia di Babbo Natale. NO. Il per sempre quello vero, quello delle cose genuine, quello che ogni giorno fa spuntare il sole e ogni sera la luna. Quello che da millenni fa nascere e morire. Quel ciclo eterno di sentimenti veri.
Beh, accadde che un giorno, in una delle loro belle chiacchierate una disse “Ragazze ascoltate, questo lo abbiamo scritto proprio il due novembre, come oggi, ma di vent’anni fa”. VENTI ANNI. Risate. Stupore. Emozione. Commozione. Sono vent’anni e siamo ancora qui. Vent’anni che la nostra amata romanziera ci raduna e ci consente di scrivere una nuova pagina di questa bella storia. E allora riprendiamo dall’inizio. Adolescenti: litigi e rappacificazioni, fughe d’amore, sogni sull’avvenire. Ad ogni raduno piccoli grandi cambiamenti su cui ridere senza troppo pensare. Poi i primi pancioni e dopo i primi bimbi, poi bimbi e pance, poi il delirio e la poesia. E così dopo vent’anni quelle adolescenti hanno finalmente trovato uno di quei per sempre che niente può cancellare, quello dell’amicizia e della condivisione, dell’ascolto e del vivere insieme, divise ma sempre unite. Sparpagliate per l’Italia ma legate dallo stesso magico fluido amoroso. E allora per chiacchierare si fa notte fonda, quando tutti i bambini sono andati a dormire, figli di una e di tutte. Sparpagliati sui tappeti davanti al camino, piccolo gregge di copertine sospiranti. Pensare che un giorno ce li sognavamo proprio così. Anzi no, non erano così belli, perché tanta meraviglia immaginarla non si può. Solo quando ce l’hai davanti agli occhi puoi renderti conto che esiste. E tra un risveglio e l’altro chiacchierare fino a tardissimo e salutare questa ennesima, meravigliosa ri-unione con un messaggio d’amore che attraversa il cielo notturno di questo nuovo inverno.

I nostri nomi scritti sopra per svolazzare insieme tra le stelle.
Inguaribili romantiche, occhi assonnati ma luminosi, tutte a nanna vicino al piccolo gregge, lo scoppiettare del camino a cantar la ninna-nanna.
Mattina presto occhi gonfi e facce da zombie, bambini saltellanti che svegliano tutti, anche chi mamma ancora non è… E allora si parte: colazione per grandi e piccini, passeggiata in campagna, le balle di paglia, il fiume, gli abbracci, i baci, i saluti.
“Ci vediamo presto!”
“Si, prima possibile”
Poi magari un altro anno passerà, ma tra un anno saremo di nuovo, ancora, qua. 
Grazie a Clara che tesse la tela di questa indistricabile e incredibile avventura. Che ogni anno ci raccoglie, che raccorda tutte le nostre vite con magici nodi e intrecci amorosi. Grazie di cuore per tutto quello che è stato e per tutto quello che sarà. Grazie a tutte amiche mie, grazie per sempre.

Le rughe

Notte insonne dietro a due figli su tre con la tosse, mattinata allegra con tre figli su tre che hanno saltato la scuola, ora di pranzo. Squilla il telefono, che è attaccato al carica-batteria in bagno, vicino allo specchio. Rispondo e, INCIDENTALMENTE, mi vedo nello specchio. Quello che appare davanti ai  miei occhi é un letto disfatto, sotto il quale c’è quella che ricordavo fosse la mia faccia. “MARTI HO LE RUGHEEEE!!!!!!” Lei dall’altra parte del telefono ride. “Ma che te ridi, c’ho le rughe davverooo!!!”
Ride ancora e parliamo d’altro. Non è che non lo sapessi, ma ero proprio messa male. Poi mi sono detta che di certo era una giornata-limite, sonno arretrato, bimbi malati, mattinata concitata. Ma un po’ di ansia da invecchiamento incipiente m’è venuta. La sera, dopo una bella doccia, ripesco un campioncino di crema antirughe data in omaggio dall’erborista (forse un gentile e velato consiglio?!?!?). E me la metto. Gesto che mi ha fatto un po’ ridere e molto riflettere.
Perché la Natura, meravigliosa dea creatrice, ha inventato le rughe?
La mia fede cieca nella perfezione dei Suoi disegni mi ha rasserenato.
Poi è anche arrivata una risposta.
La MIA personalissima risposta.
Che non deve andare bene a tutti ma che a me ha permesso di fare pace col letto disfatto di cui sopra: quando sei giovincella ti sbatti e ti consumi. Fai tardi, dormi a orari impensabili, mangi e bevi in modi inenarrabili e, male che ti va, hai un po’ di occhiaie e un’aria sgualcita per qualche ora.
Ma in un battito di ciglia torni pimpante, pronta per una nuova avventura, o almeno io facevo così. Azzeravo tutto come il pesce rosso al giro di acquario. Poi non so come (o meglio lo so, ma è troppo lungo da scrivere qui adesso) succede che gli sbattimenti ti restano attaccati addosso.
Ora per recuperare una notte insonne ne servirebbero tre o quattro di sonno profondo, per riprendermi da un’abbuffata l’intestino rantola due giorni, al secondo bicchiere di vino sono già stordita come fosse la seconda bottiglia di romanella. Quello che ho capito però è che non è una questione di perdere colpi, ma di ascolto. Le rughe e tutto il resto sono solo un promemoria. Il messaggio reale è pura poesia.
Dice: rallenta, assapora, goditi il riposo, cura la sostanza, recupera i ritmi della terra, torna ad essere bambina con la consapevolezza che hai ora che sei una donna. Va be’, direte voi, come la giri la giri parli di invecchiare. Eh, NO!
Le parole a volte fanno la differenza, ragazze mie!
Io parlo semplicemente di trasformazione.
Perché fino a un certo punto la chiamiamo crescita e poi diventa invecchiamento?!?!?
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” e voi che ridacchiate sotto i baffi sappiate che non è uno slogan new age ma una legge fisica. 
Dunque continuerò la mia trasformazione serenamente, anche perché quando ho detto a Paolo:
“E’ ufficiale, ho le rughe”,
lui mi ha guardato con un sorriso e ha risposto:
“Ma dai che sei ancora giovincella!”
Meno male che l’amore è cieco. La Natura c’ha visto lungo pure in questo…!!!

Balene

Forse se non avessi avuto la follia e l’ardore di andarle a cercare, non me ne sarei così tanto innamorata. E invece io e Paolo ci siamo messi d’impegno per realizzare questo sogno.

Baja California, febbraio 2007

La Paz ha un lungomare molto simile a quello che si vede nei telefilm americani, signorine che fanno jogging in shorts e fasce con visiera sulla testa, negozietti, grande strada asfaltata. Noi, i soliti insoliti, alloggiamo in un albergo cinese. Lo so, sembra una barzelletta, ma era il meno costoso. Soldi contati per stare lì una notte, mollare bagagli, prendere un autobus che ci portava dalle balene, dormire lì, vederle, restare qualche giorno da loro e tornare. Come al solito noi facciamo programmi e la vita  ce li disfa. Forse perché già il Chiapas ci aveva totalmente ubriacati di vita vera e ormai eravamo senza bussola, sull’onda delle emozioni e del cuore. Dormiamo dagli amici cinesi una notte, al mattino chiediamo di lasciare da loro i bagagli e partiamo. Agli autobus ci eravamo abituati, ma alla strada che stavamo per percorrere no.Una volta lasciata La Paz, ore e ore su questa striscia di cemento circondati dal deserto. Loro, i messicani, tranquilli e rilassati. Noi dopo un po’ guardavamo fuori passando dallo stupore alla preoccupazione. Ma se qua, in mezzo al nulla, succede qualcosa, che si fa? Se buchi una gomma, ti viene fame, ti prende un coccolone o qualunque altra cosa… E nel bel mezzo di queste riflessioni scende la notte. Finalmente arriviamo: Puerto San Carlos. All’ultima fermata del viaggio eravamo quattro gatti.
Buio pesto, cittadina con un lampione (pure cigolante) e un solo tassista bicentenario.
Lui, camminata da cow boy e lunghissima macchina (anch’essa tutt’altro che giovane), guidava come fosse a cavallo sugli enormi dossi delle minuscole stradine.
Pensavo che non saremmo mai arrivati nella posada che avevamo prenotato.
Poi mi sono detta che se non eravamo scomparsi ad Oventic, nel cuore del Chiapas, di certo non sarebbe successo neanche qui. Meno di dieci minuti dopo eravamo nella nostra stanza, venti minuti dopo nel patio a cenare.E lì abbiamo conosciuto il Capitano. Per un prezzo tutt’altro che ragionevole ci accordiamo per andare dalle balene.
“Possiamo andare domani, perché poi il tempo peggiora e se ne riparla tra qualche giorno”.
Per noi significava “domani o mai più” perché dormire in quel posto costava tantissimo.
“Ok, veniamo!”
“Si parte all’alba, così se il mare si fa grosso riusciamo a rientrare in tempo”.
Brivido. Il mare si fa grosso?!?! Questo mare è già grosso, il mare che conosco io al confronto è una piscinetta, e lui dice che se si fa grosso riusciamo a rientrare.
Penso che se continuiamo a essere così incoscienti da questo viaggio non torneremo più. Poi guardo Paolo, capisco che sta pensando la stessa cosa e mi sorride.
Mi dico chissenefregatantonontorniamoinsieme, dunque qualunque luogo va bene, anche il fondo dell’oceano, tutto sommato pure Geppetto ne è uscito vivo…
Ancora oggi non posso non avere i brividi quando ripenso a quella mattina. Ci hanno accompagnato all’attracco delle barche che non si vedeva granché. Era pieno di mangrovie e tra un cespuglio e l’altro saliamo. Eravamo un gruppetto di sei persone, divisi su due barchette. Noi due eravamo da soli con Guglielmo che guidava. Il capitano era sull’altra lancia. Usciamo pianopiano dalla laguna verso l’oceano.
Arriva l’alba e iniziamo a sentire dei rumori in lontananza, come dei grandi soffi di vento che si ripetevano e diventavano sempre più vicini. Andavamo lentamente&lentamente si faceva giorno. Guglielmo ci guardava e sorrideva. Sorrideva come quando accompagni un bambino in un posto che sai che lo renderà felice. Quando il sole ha iniziato ad illuminare il mare, abbiamo visto lo spettacolo più sconvolgente che ci potessimo aspettare: davanti a noi, in ogni angolo apparivano ritmicamente,  sbuffi d’acqua. Non potevo credere ai miei occhi, eravamo circondati di balene. Certo non si vedevano, ma erano i loro inconfondibili sfiatatoi. Si sentiva tutta intorno a noi la loro presenza, la loro indescrivibile energia. Io piangevo dall’emozione.  Già questo sarebbe bastato a farci tornare a casa colmi di gioia, ma era solo l’inizio. Continuavamo a gironzolare lentamente e ci avvicinavamo, dopo un po’ Guglielmo disse che erano tutti cuccioli (le balene vanno in questa  baia a riprodursi da secoli) e che probabilmente si sarebbero messi a giocare. Immaginate l’enorme punto interrogativo sulla mia faccia. Ma dopo un po’…non solo i classici tuffi che a tutti è capitato di vedere in film e documentari, tipo questo:

ma tutta una serie di testoni che spuntavano dall’acqua e galleggiavano per un po’, per poi sparire sott’acqua e riapparire più in là, così:

L’altra barchetta che era uscita con noi era poco distante, quando ad un certo punto si fermò e il Capitano si sporse dal bordo, indicando ai passeggeri di guardare in acqua. Ma non fece in tempo a ritrarsi che gli arrivo’ addosso una sonora spruzzata d’acqua tra le risate di tutti… Era incredibile, giocavano con gli esseri umani!!! Infatti subito dopo tutti  affacciati, con le mani in acqua ad accarezzare la balena dispettosa. Noi guardavamo da una certa distanza e anche se non vedevamo la balena ma solo le mani che accarezzavano l’acqua, pensavamo all’enorme fortuna che avevano appena avuto i nostri compagni d’avventura.
Avevo un sorriso ebete stampato sulla faccia e non riuscivo più a capire se stavo sognando o ero sveglia, quando Guglielmo ci disse di guardare in acqua. Io mi affacciai a destra, Paolo si sposto’ davanti, affacciandosi a sinistra. “Gio’ la vedo, è qui, vieni!”
“No Paolo è di qua, corri!” “Vieni dai!” io mi sposto dal suo lato, mi affaccio e “oh Dio ma è anche di qua, è dappertutto!!” Un occhio ENORME spunta dal pelo dell’acqua e mi guarda con una dolcezza che non so proprio come descrivere… E Guglielmo “Quiere que la toques! Quiere que la toques!” Come non accarezzarla?!?!? Quel “cucciolo”  era ben più grande della barca su cui eravamo e mentre noi lo accarezzavamo si infilo’ sotto e inizio’ a sollevarne la punta col suo musone. Non sapevo se lasciarmi andare alle risate come faceva Guglielmo o farmela sotto pensando che bastava un attimo e la barca si girava e noi andavamo a mollo. Un bagno con le balene…tutto sommato anche finire in acqua poteva avere un perché!!! Ma la nostra amica si era già stancata, e inizio’ a nuotare verso il largo. Noi la fissavamo increduli, stupiti, sconvolti dall’emozione e per finire in bellezza, mentre ci allontanavamo lei si è sdraiata sul fianco e ci ha salutati così:

PS le foto le ho prese dal web, quando ritrovo le pennette vi mostrerò quelle che abbiamo fatto noi, ma di certo sono meno belle e accurate, perché mentre vivi certe emozioni, tutto il resto va a farsi benedire (a meno che non lavori per National Geografic!).

Inaugurazione della scatola dei ricordi:pronti? Via!!!

Estate 2011 Alma Wilma e Pepe Lucho nella pancia

OTTOBRE 2013

Io e Wilma a letto, prima della ninna.
“Stai bene Wì?”
“Si”
“Sei felice?”
“Si”
“C’è qualcosa che potrebbe renderti più felice di così?”
“No mamma, sei tu!”

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Con Pepe in macchina, lui guarda fuori tutto felice: “tattore mamma!”
“Come sei bello Pepito!”
“Tu sei bella mamma!”
Se sei un biondino di poco più di mezzo metro e non hai nemmeno due anni, non puoi fare una frase così senza che tua madre si fermi e ti copra di baci impedendoti di continuare a guardare il trattore!!!!

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Alma s’infila nel lettone, in cerca di coccole. Ci abbracciamo e le accarezzo la schiena, poi mi appisolo con la mano appoggiata a lei. Dopo un po’…
“Mamma ho caldo”
“Togli la coperta allora”
“Certo, ma se mi tieni questa mano calda addosso non mi passa”
“Ok allora la tolgo, era per farti una coccola”
Lei scoppia a ridere si siede e mi parla coma quando io cerco di insegnarle a fare qualcosa:
“Mamma per fare una coccola non devi appoggiare la mano, mi devi fare le carezze!” e si rimette giù, in attesa.
“ah, scusa amore” e riprendo ad accarezzarla.
“Così va meglio?”
“Si mamma grazie, sei proprio brava a farmi le coccole!”
Si gira, mi abbraccia, mi bacia e “buona notte mammaGiò, ti amo tanto” e io inebetita:
“Anch’io ti amo tanto Almita mia! Fai sogni belli”.


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Io a Pepe: “Sei proprio un soldino di cacio!”
“No mamma, io sono Pepe Lucho”

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Alma e Wilma giocano con tutti i loro pupazzi, gli danno da mangiare, li cullano, li sgridano, gli cantano ninna nanne, li cullano. Poi Alma viene da me con un pareo e un peluche:
“Mamma mi aiuti a metterlo in fascia che deve dormire?”
“Certo amore”e glielo lego come fosse in una fascia porta bebè. Se ne va tutta soddisfatta nell’altra stanza da sua sorella.
“Ecco, adesso si è calmato”.
Quando si dice “I bambini imparano quello che vivono”!!!

Un attimo di sconvolgente lucidità

Stasera, come ogni sera, appena si sono addormentati tutti e tre li ho guardati per un lungo momento, il mio momento di contemplazione amorosa. Ma oggi è successo qualcosa di diverso. Senza che avessi il tempo di capirlo, in un attimo, tutto si è capovolto.
Ed ero io, piccola a dormire , insieme a mia sorella e mio fratello. D’improvviso io, ovvero il mio corpo, ero diventata mia madre. Ed ho sentito nel cuore lo scorrere del tempo e della vita, il rincorrersi delle stagioni, il capovolgersi dei ruoli, la nostra presenza piccola su questo pianeta prezioso che non sappiamo amare abbastanza. Ho sentito nel cuore che il nostro passaggio qui è una goccia nel mare, un prezioso tassello di un tutto meraviglioso che spesso ci sfugge ma che stasera, per un attimo, ho sentito scorrere chiaramente nelle mie vene. E piango di commozione e di gioia per questo attimo di grazia che mi ha tanto toccato. La vita sa essere complicata, ma siamo noi a decidere se onorarla o mortificarla. Troppe volte mi capita di scegliere la via più corta e scoprire che in realtà è la più complicata. Troppe volte mi adagio invece di volare. Troppo volte sussurro tra i denti invece di cantare. E anche se fossero oggettivamente poche volte, ho deciso che sono troppe in ogni caso. Domani sarà già troppo tardi per recuperare un giorno non goduto fino in fondo. E i bimbi saranno già grandi un giorno di più. Vorrei ricordare ogni cosa che fanno, ogni cosa meravigliosa che dicono, ogni abbraccio e dichiarazione d’amore, ogni rivendicazione di indipendenza… allora le scriverò qui. Ci sarà una paginetta tutta per loro che voglio inaugurare stasera. Sarà la mia scatola dei ricordi. E spero che sarà per loro una piccola preziosa eredità. Buona notte anime belle.