Make love

E’ tardi e sono stanca ma da qualche giorno ci sono delle cose che devo proprio dire. E allora dormirò mezz’ora in meno, pazienza. Mi domando perché si debba trasformare qualunque cosa in una crociata. Perché dobbiamo mettere sotto esame chi fa scelte diverse dalle nostre con l’argomento che siamo tutti interconessi? Se davvero questo fosse un argomento valido, io non avrei bisogno di giudicare chi si comporta in modo diverso da me, lo accetterei semplicemente. Se fosse valido questo principio non ci sarebbe tutta questa battaglia su coppie di fatto/matrimoni, vaccini/non vaccini, o qualunque altra cosa vi venga in mente. Smettiamola di coltivare la guerra. Siamo tutti stupendamente imperfetti. Sarebbe bello accettare noi stessi e gli altri per questo e basta. Sospendere il giudizio, smettere di volere a tutti i costi avere ragione. Perché spesso accanirci per avere ragione viene proprio dal nostro dubbio di avere torto. 
Io abbandono la battaglia. Mi arrendo. Non voglio avere ragione. Voglio vivere in pace. Seminare sorrisi.
Come “L’uomo che piantava gli alberi” Non lo avete letto? Beh, dovrebbero leggerlo in tutte le scuole. Mi è ricapitato in mano in questi giorni. Non ve lo racconto, ma vi racconto una storia simile che, a ripensarci col senno di poi, forse è germogliata proprio da quel libro, letto ormai dieci anni fa…
C’era una volta una donna (un tempo una ragazzina un tantino eccentrica, ma ormai una donna). 
Ogni tanto appendeva striscioni con messaggi d’amore in giro. Sperava che leggendoli le persone avrebbero gioito e ridistribuito quei messaggi d’amore. 
Poi iniziò a lasciare un caffè pagato al bar, “per il prossimo che lo ordina!” diceva al cassiere. 
Sullo scontrino scriveva “Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso”. 
Non era sua la frase, l’aveva letta chissà dove nel web e le era rimasta dentro come un eco.
Passavano i mesi e una mattina, una mattina qualunque, il ragazzo del bar le disse:
“Ieri il tuo scontrino lo ha preso una ragazza. E’ rimasta così colpita che ha lasciato un caffè pagato anche lei”.
E’ uscita ridendo dal bar per quella piccola goccia nel mare che per lei era la goccia che fa traboccare il vaso. Era davvero felice. Felice di aver contagiato di gentilezza una sconosciuta. Felice che un piccolo seme avesse attecchito. E, in realtà, rideva anche della sua gioia ingenua e pura.
Raccontò la sua gioia a tutti. Poi la raccontò ad una di quelle persone che quando le incontri ti sembra semplicemente di averle ri-trovate. 
Due giorni dopo il suo messaggio :” Voglio raccontarti di una decisione che ho appena preso…da oggi, ogni volta che prenderò un caffè al bar, ne pagherò due, lasciandone uno in sospeso con un biglietto che dice”praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso” 
Piano piano questo mondo lo si cambierà parlando la nostra lingua”.
Eh già.
Non è il caffè pagato né lo striscione a cambiare questo mondo alla rovescia, ma la volontà che c’è sotto. Ovvero la semplice voglia di abbellire per un attimo la vita di un altro essere umano senza che ci sia un vero perché. Semplicemente per la gioia di farlo.
Quando ci vedono coi bimbi al Parco tutti intenti a infangarsi e a saltare nelle pozzanghere spesso le signore che passano mi dicono :” Ma poi li cambi tutti te? Che pazienza che ci vuole”.
No, non è pazienza. E’ amore. Ma non per i bambini e basta. Per la terra, per l’acqua che l’ha bagnata, per quelle risate cristalline, per la vita in tutte le sue preziose sfumature… 
Purtroppo  spesso ce ne dimentichiamo. Spesso diamo risalto a tutto quello che non va e iniziamo a sentirci in pericolo, a sentirci minacciati da tutto, minacciati da chi fa scelte diverse dalle nostre, dagli eventi imprevedibili, dalla vita stessa.
Capita a tutti. Ma non ci facciamo fregare, dai. La vita è un attimo sacro che ci è stato donato. 
E’ bellezza, è musica, è tutto quello che ci vogliamo mettere dentro.
E tutte le volte che sono arrabbiata, preoccupata e nera come in questi giorni, dentro di me mi sento terribilmente in colpa perché so che è un vero sacrilegio.
E allora mi metto al pc e parlo d’amore. Faccio tardi e prima di dormire accarezzo i miei figli addormentati mentre gli chiedo di perdonare questa mamma che a volte è così brutta che si vergogna di aver accanto una famiglia così luminosa e bella, mi infilo nel lettone bacio il loro papà ringraziandolo di essere lì accanto a me ogni notte e ogni giorno e la mattina, lo confesso, passo al bar e lascio un caffè pagato che raddrizzi la giornata al primo che passa.

L'uomo che Piantava gli Alberi

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

Ubuntu

Non so se è vero, ma mi è capitato più volte girovagando nel web di imbattermi in questa storiella. E siccome mi piace tanto, ve la regalo:

“Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. 

Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.

Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiche, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.

Quando fu chiesto ai bambini perché abbiano voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero “UBUNTU”, come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”

UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: “Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”Abbiamo così tanto da imparare nella nostra “cultura occidentale civilizzata” vero ?”



Estivill e compagnia bella

Lo so, sul sonno dei neonati si è detto tutto e il contrario di tutto. Conosco mamme entusiaste di aver applicato Estivill, mamme che ci hanno provato senza alcun successo e mamme che, come me, rabbrividiscono solo all’idea che qualcun altro lo abbia fatto, perché di farlo io nemmeno riuscirei a pensarlo. Ma non credo che una mamma-Estivill sia peggiore di me. Quelle che conosco sono anche persone che stimo. Le mie riflessioni al riguardo sono di tutt’altra natura.
Alla base delle mie perplessità, che coinvolgono TUTTI I “metodi” riguardanti i bambini, sta il fatto che a mio avviso non è possibile omologare gli esseri umani, NON SI PUO’ pensare che una cosa che sta bene a tuo figlio, sia  perfetta per i figli di tutti. Che magari in linea di massima un “metodo” ci può anche azzeccare (basta studiare un po’ di fisiologia e cercare di assecondarla tirando giù qualche linea generale, tutto sommato!) ma IL RISCHIO REALE è che neo-genitori nel pieno del ciclone post nascita, invece di ASCOLTARE il proprio bambino siano concentrati sull’applicare questo o quel metodo. Allora quello che voglio dire io ai futuri genitori è:
cercate di frequentare dei cuccioli umani, prendete confidenza col loro mondo incantato.
Leggete tantissimo sull’argomento ma solo fino al settimo mese di gravidanza, poi…
Dimenticate tutto quello che avete letto, quello di cui avete bisogno vi tornerà in mente, il resto non faceva per voi.
BUTTATE TUTTI I MANUALI, non avete bisogno di precetti né di indicazioni, solo di informazioni.
Non vi fidate di quelli che dicono/scrivono che una certa cosa “si fa così”, allevare un figlio non è come montare un mobile Ikea, non ci sono istruzioni né ricette universali. Ogni famiglia è unica e deve trovare le proprie.
Leggete pure i vari Estivill, Hogg e compagnia bella. Ma prima di mettere in pratica qualunque cosa VERIFICATE che rispetti la fisiologia dei bambini.
Diffidate dei manuali che non spiegano perché sia un bene fare così o colà. Scoprirete che la maggior parte di questi luminari non vi spiega il perché “scientifico”. Si fa così punto.
Siate curiosi come i bambini che non smettono MAI di chiedere (e di chiedersi) perché?
Dormite coi vostri figli se questo fa stare bene voi e loro, smettete di condividere il sonno, se diventa una cosa scomoda (fisicamente e/o emotivamente)anche solo per uno/a di voi.
Trovate insieme soluzioni che diano sollievo a tutti (usciranno fuori cose che non avreste mai immaginato di voler fare!).
Non pensate MAI di aver trovato l’assetto definitivo: avere figli è come fare il trapezista, ti sembra impossibile bilanciare tante variabili tutte insieme e invece alla fine ce la fai con naturalezza, passando soavemente ed elegantemente da uno squilibrio all’altro.
Cercate di CONOSCERE i vostri bambini e il genitore che è in voi.
Ascoltateli, ascoltatevi e se quello che sentite va contro il parere dei manuali, dell’esperto, degli amici, della vicina di casa…fregatevene.Solo la sincerità dei vostri cuori conosce la verità della vostra famiglia.
Essere genitori consapevoli a volte è scomodo, perché la strada la devi aprire tu e quelle già spianate spesso ti stanno strette, ma decidere di avere un figlio è l’esatta metafora di quello che succederà dopo: tanto amore che prende una forma fisica e che va accompagnato con cura, dedizione, fatica e gioia immensa.
E’ la magica poesia della vita.

I DIECI LADRI DELLA TUA ENERGIA

I DIECI LADRI DELLA TUA ENERGIA

1- Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.

2- Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.

3- Mantieni le tue promesse. Se non l’hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un’alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non
farlo diventare un’abitudine. Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire NO subito.

4- Elimina nel possibile e delega i compiti che preferisci non fare e dedica il tuo tempo a fare quelli che ti piacciono.

5- Permettiti di riposare quando ti serve e dati il permesso di agire se hai un’occasione buona.

6- Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.

7- Dà priorità alla tua salute, senza il macchinario del tuo corpo lavorando al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.

8- Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, da riscattare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; prendi l’azione necessaria.

9- Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.

10-Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.

DALAI LAMA

Ci sono inciampata girovagando su faceboook, mi sembra un ottimo promemoria, quindi lo pubblico qui, così ogni tanto me lo rileggo…e voi che ne pensate?

Un abbraccio

“La durata media di un abbraccio tra due persone è di tre secondi. Ma gli studioso hanno scoperto qualcosa di fantastico.
Quando un abbraccio dura venti secondi, produce un effetto terapeutico sul corpo e sulla mente. La ragione è che un abbraccio sincero produce un ormone chiamato “ossitocina”, noto anche come ormone dell’amore. Questa sostanza benefica per la nostra salute fisica e mentale ci aiuta, tra le altre cose, a rilassarci, a sentirci sicuri e a calmare le nostre paure e la nostra ansia. Questo meraviglioso tranquillante si offre gratuitamente ogni volta che teniamo qualcuno tra le nostre braccia, che culliamo un bimbo, che accarezziamo un cane o un gatto, che balliamo in coppia, quanto più ci avviciniamo a qualcuno, o quando semplicemente sosteniamo le spalle ad un amico.” (Nicole Bordeleau)
Dopo aver letto queste righe, mi sono autodiagnosticata una incurabile dipendenza da ossitocina. Per fortuna è gratis e facilmente reperibile. Mi fa stare così bene che non voglio guarire. MAI.

Inaugurazione della scatola dei ricordi:pronti? Via!!!

Estate 2011 Alma Wilma e Pepe Lucho nella pancia

OTTOBRE 2013

Io e Wilma a letto, prima della ninna.
“Stai bene Wì?”
“Si”
“Sei felice?”
“Si”
“C’è qualcosa che potrebbe renderti più felice di così?”
“No mamma, sei tu!”

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Con Pepe in macchina, lui guarda fuori tutto felice: “tattore mamma!”
“Come sei bello Pepito!”
“Tu sei bella mamma!”
Se sei un biondino di poco più di mezzo metro e non hai nemmeno due anni, non puoi fare una frase così senza che tua madre si fermi e ti copra di baci impedendoti di continuare a guardare il trattore!!!!

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Alma s’infila nel lettone, in cerca di coccole. Ci abbracciamo e le accarezzo la schiena, poi mi appisolo con la mano appoggiata a lei. Dopo un po’…
“Mamma ho caldo”
“Togli la coperta allora”
“Certo, ma se mi tieni questa mano calda addosso non mi passa”
“Ok allora la tolgo, era per farti una coccola”
Lei scoppia a ridere si siede e mi parla coma quando io cerco di insegnarle a fare qualcosa:
“Mamma per fare una coccola non devi appoggiare la mano, mi devi fare le carezze!” e si rimette giù, in attesa.
“ah, scusa amore” e riprendo ad accarezzarla.
“Così va meglio?”
“Si mamma grazie, sei proprio brava a farmi le coccole!”
Si gira, mi abbraccia, mi bacia e “buona notte mammaGiò, ti amo tanto” e io inebetita:
“Anch’io ti amo tanto Almita mia! Fai sogni belli”.


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Io a Pepe: “Sei proprio un soldino di cacio!”
“No mamma, io sono Pepe Lucho”

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Alma e Wilma giocano con tutti i loro pupazzi, gli danno da mangiare, li cullano, li sgridano, gli cantano ninna nanne, li cullano. Poi Alma viene da me con un pareo e un peluche:
“Mamma mi aiuti a metterlo in fascia che deve dormire?”
“Certo amore”e glielo lego come fosse in una fascia porta bebè. Se ne va tutta soddisfatta nell’altra stanza da sua sorella.
“Ecco, adesso si è calmato”.
Quando si dice “I bambini imparano quello che vivono”!!!